Ordine e il caso Pirlo: "Malagò ha ingoiato il rospo, il progetto azzurro va avanti"
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Redazione Sport
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Franco Ordine, firma di lungo corso del giornalismo sportivo e opinionista di TMW Radio, non usa giri di parole per inquadrare la vicenda che ha portato alla scelta di Roberto Mancini come nuovo commissario tecnico della Nazionale. Intervenuto nel corso della trasmissione, Ordine ha puntato il dito contro la gestione del presidente della Figc Giovanni Malagò, definendo la serie di eventi che hanno condotto all’esclusione di Andrea Pirlo come il frutto di una strategia già scritta e di una serie di errori valutativi che risalgono a molto prima delle ultime settimane.
Secondo il noto commentatore, la vicenda che ha portato all'addio del 'Maestro' non è stata determinata tanto da presunti conflitti di interesse con ambienti russi, quanto da scelte interne e da un quadro dirigenziale che aveva già preso le sue decisioni in tempi non sospetti. La nomina di Mancini, insomma, sarebbe stata il risultato di un percorso logico e già tracciato, sebbene le tempistiche e le modalità con cui si è arrivati all'ufficialità abbiano mostrato tutte le crepe di un sistema che fatica a gestire le transizioni.
Il retroscena Maldini e il "compromesso" impossibile
Nel suo intervento, Ordine ha voluto scavare oltre la superficie dell'atto amministrativo, ricordando un precedente che, a suo dire, getta luce sulla gestione del numero uno della Figc. La citazione del caso Maldini, nella sua parentesi dirigenziale al Milan, è servita al giornalista per tracciare un parallelo con l'attualità. "Malagò ha ingoiato il primo rospo quando Maldini ha voluto portare Leonardo", ha dichiarato Ordine, sottolineando come quella situazione avesse già messo in luce le difficoltà del presidente di fronte a personalità forti e decisioni unilaterali.
La precisazione sul carattere di Paolo Maldini è stata netta: chi conosce l'ex capitano rossonero sa bene che la sua breve ma intensa esperienza come dirigente ha dimostrato capacità indubbie, ma anche una totale indisponibilità al compromesso. Un tratto caratteriale che, evidentemente, aveva creato attriti con una gestione che si dichiarava collegiale ma che nei fatti, secondo la ricostruzione di Ordine, mostrava tutte le sue contraddizioni interne.
Il riferimento alla figura di Leonardo, ex tecnico e dirigente brasiliano, serve a inquadrare una dinamica di potere in cui le scelte tecniche si scontravano con una visione dirigenziale che, a detta del giornalista, faticava a mantenere le promesse di condivisione.
Trentasei giorni di attesa e la certezza dei nomi
La vicenda che ha portato alla scelta di Roberto Mancini è stata contrassegnata da un silenzio che è durato trentasei giorni, un tempo che neppure lo stesso Malagò si aspettava di dover gestire per arrivare a definire il nuovo corso della Nazionale. Eppure, come ha osservato Ordine, se si va a guardare la sostanza delle cose, i nomi caldi non hanno mai subito variazioni sostanziali: nella testa del presidente erano ben fissi i profili su cui puntare.
Da un lato, la certezza del nome di Roberto Mancini, tecnico di grande esperienza e reduce da un ciclo importante con lo Zenit San Pietroburgo, ma soprattutto uomo che conosce i meccanismi dello spogliatoio azzurro. Dall'altro, la suggestione rappresentata da Claudio Ranieri, il quale è sempre rimasto un'ipotesi plausibile e mai realmente scartata, a dimostrazione che il dibattito interno si era concentrato su due soli binari, lasciando poco spazio a soluzioni alternative o a colpi di scena.
Il riferimento al periodo dell'addio di Ranieri alla Roma, avvenuto nell'aprile precedente, rafforza la tesi del giornalista: fin da quell'epoca, la Federazione aveva iniziato a valutare il profilo del tecnico romano come possibile successore, tanto che il suo nome circolava negli ambienti federali già da molti mesi prima della conclusione delle precedenti gestioni.
Le motivazioni del no a Pirlo e lo sfogo sulle polemiche
L'aspetto più spinoso della vicenda riguarda ovviamente la posizione di Andrea Pirlo, il quale ha visto sfumare la possibilità di sedere sulla panchina azzurra dopo che per settimane il suo nome era stato dato per favorito o, quanto meno, per contendente serio. La precisazione di Malagò, che durante la conferenza stampa ha ribadito come la scelta Pirlo non fosse opportuna, ha scatenato le reazioni dell'ex centrocampista.
Pirlo, dal canto suo, ha respinto al mittente le interpretazioni che volevano la sua esclusione legata a presunti legami commerciali con ambienti russi, definendo quelle illazioni come prive di fondamento e chiaramente estranee alle sue convinzioni personali. "La collaborazione professionale oggetto delle recenti polemiche è esclusivamente di natura commerciale e sportiva", ha sostenuto Pirlo, smarcandosi da qualsiasi lettura politica o geopolitica della sua esclusione.
Secondo la ricostruzione di Franco Ordine, però, il problema non sarebbe mai stato il rapporto con il socio russo, ma piuttosto la mancanza di una visione condivisa all'interno del Consiglio Federale e la difficoltà oggettiva di inserire una figura così carismatica e, al contempo, così poco incline alla mediazione all'interno di un meccanismo dirigenziale che necessita di equilibri molto delicati.
Il no a Pirlo, insomma, sarebbe figlio di una valutazione che prescinde dalle polemiche personali e si concentra sulla gestione del gruppo e sulla continuità del progetto, che il presidente Malagò ha definito come qualcosa da portare avanti oltre ogni singola scelta tecnica.
La conferma di Mancini e le parole del presidente
Di fronte ai microfoni, Giovanni Malagò ha ufficializzato la scelta di Roberto Mancini con la consueta determinazione, annunciandola al Consiglio Federale prima ancora di renderla pubblica attraverso la conferenza stampa. Nel suo intervento, il presidente ha ribadito la necessità di guardare al futuro e di non fermarsi a valutazioni retrospettive, dichiarando che rifarebbe tutto senza esitazioni e che l'approvazione della scelta Pirlo, in retrospettiva, non era stata una strada opportuna da percorrere.
Le sue parole hanno messo in luce la volontà di chiudere definitivamente con le incertezze del passato e di puntare su un tecnico che garantisca esperienza, autorevolezza e una capacità immediata di gestire un gruppo che si appresta ad affrontare impegni cruciali. La scelta è stata accolta con rispetto negli ambienti sportivi, anche se molti osservatori hanno sottolineato come l'intera vicenda abbia messo a nudo una certa fragilità nella gestione delle transizioni.
La posizione di Ordine, in tal senso, è stata chiara nel definire l'operazione come un atto dovuto, una sorta di presa d'atto di una realtà che era già scritta, e nella quale l'unica variabile era rappresentata dal tempo necessario a far digerire le decisioni. La conferenza stampa di Malagò ha rappresentato il punto d'arrivo di un percorso tormentato, ma che, secondo il presidente, deve ora essere archiviato per concentrarsi sugli obiettivi sportivi e sulla ricostruzione di un gruppo che ha bisogno di certezze e di una guida forte, caratteristiche che il neo-ct Mancini possiede senza dubbio.
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