La panchina dell'Italia e il caso Pirlo: le parole di Ordine, Malagò e le scelte che hanno scosso la Federcalcio
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Redazione Sport
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Il vortice di polemiche che ha travolto la Federcalcio nelle ultime settimane, con le dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo e il conseguente naufragio della candidatura di Andrea Pirlo alla guida tecnica della Nazionale, ha trovato un nuovo, acceso commento nelle parole di Franco Ordine.
Intervenuto ai microfoni di TMW Radio, il noto giornalista ha infatti offerto una lettura critica e senza sconti delle decisioni prese dal presidente della Figc, Giovanni Malagò, in particolare riguardo alla gestione della successione in panchina e alle dinamiche che hanno portato all'addio dei due dirigenti, gettando luce su quello che viene definito un vero e proprio cortocircuito decisionale all'interno della massima casa del calcio italiano.
La ricostruzione di Franco Ordine: errori e responsabilità
Il punto di partenza dell'analisi di Ordine è la constatazione di una serie di errori, la cui responsabilità principale viene attribuita a Giovanni Malagò. "Ha ingoiato il primo rospo quando Maldini ha voluto portare Leonardo", ha affermato il giornalista, riferendosi alle frizioni iniziali che avrebbero caratterizzato il rapporto tra il presidente e i due ex calciatori, chiamati a ricostruire un progetto tecnico per l'Italia.
Secondo Ordine, la figura di Maldini è stata centrale in questa vicenda, descritta come quella di un uomo che, nella sua pur breve esperienza dirigenziale al Milan, ha dimostrato tutte le capacità possibili e inimmaginabili, tranne quella di essere disponibile al compromesso.
Questa caratterizzazione, che dipinge l'ex capitano azzurro come un leader integerrimo e poco incline a mediazioni, costituisce la chiave per interpretare lo scontro che ha portato alla sua rottura con la Federazione, con la decisione di Malagò di non avallare più la scelta di Pirlo che ha rappresentato il punto di non ritorno di un braccio di ferro dai contorni sempre più netti.
La vicenda della candidatura di Andrea Pirlo, infatti, è stata al centro di un rapido ma fragoroso ribaltamento di fronte. Inizialmente, come confermato dallo stesso Malagò in conferenza stampa, la scelta era ricaduta sull'ex regista, dopo che erano sfumati i nomi di Carlo Ancelotti e Pep Guardiola. Tuttavia, l'iter che avrebbe dovuto portare Pirlo sulla panchina azzurra si è interrotto bruscamente per via di un elemento esterno al campo: il suo ruolo di testimonial per Fonbet, un'agenzia di scommesse russa.
È stata questa la questione che ha creato un caso, innescando polemiche e portando Malagò a fare un passo indietro, assumendosi pubblicamente la responsabilità di aver fermato la nomina per una "valutazione di opportunità". "Avrebbe rescisso il contratto con questa società di cui era testimonial però per tutta una serie di motivi e opportunità non me la sono sentita", ha dichiarato il presidente della Figc, specificando che né lui né Maldini erano a conoscenza di questo particolare, scagionando di fatto i due dirigenti da eventuali colpe sulla mancata trasparenza iniziale.
L'addio di Maldini e Leonardo e le reazioni del mondo politico
Le dimissioni di Maldini e Leonardo, arrivate come conseguenza di questo stallo, hanno lasciato la Federazione di nuovo senza un progetto tecnico chiaro, in una situazione di caos che ha attirato le critiche non solo dal mondo del calcio, ma anche da quello politico. A intervenire sull'argomento è stato Paolo Mieli, il quale, nel corso della trasmissione "In Onda", ha lanciato una frecciata alla politica, sostenendo che il caos sulla nomina del nuovo commissario tecnico sia sintomatico di un più ampio disimparato a fare le nomine.
La critica di Mieli, che ha utilizzato parole dure come "poveraccio" per descrivere la situazione, ha spostato l'attenzione dalle dinamiche interne alla Federcalcio a un contesto più ampio, evidenziando come la gestione delle nomine di alto profilo sia diventata un terreno minato, dove le competenze tecniche finiscono per soccombere a logiche e pressioni esterne, in un clima di crescente difficoltà nel trovare soluzioni condivise e autorevoli.
La scelta finale è poi ricaduta su Roberto Mancini, annunciata da Giovanni Malagò al Consiglio federale del 28 luglio e confermata nella successiva conferenza stampa. Un epilogo che ha chiuso la parentesi Pirlo ma che ha lasciato aperte molte domande su come la Federazione intenda procedere in futuro e su quali lezioni abbia tratto da una vicenda che ha messo in luce tutte le fragilità del sistema. La decisione di affidare la panchina a Mancini, pur rappresentando una scelta di alto profilo, non ha cancellato le polemiche legate alla gestione precedente.
L'intervento di Ordine ha contribuito a mantenere alta l'attenzione su questa vicenda, offrendo una prospettiva che vede in Malagò l'artefice di una serie di errori che, partiti dalla gestione del rapporto con Maldini, hanno portato a un cortocircuito che ha danneggiato l'immagine dell'intero movimento calcistico italiano.
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