Caos Figc, Maldini e Leonardo lasciano dopo 16 giorni. E ora chi sarà il ct?
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Redazione Sport
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È durata appena sedici giorni, l'avventura di Paolo Maldini e Leonardo alla guida del nuovo corso della Figc. Un tempo così breve da sembrare quasi un record, eppure sufficiente per innescare uno dei terremoti più violenti che la Federcalcio italiana ricordi negli ultimi anni. La coppia, chiamata dal presidente Giovanni Malagò per rivoluzionare il Club Italia, ha rimesso il mandato nelle mani del numero uno del calcio italiano dopo che la candidatura di Andrea Pirlo a commissario tecnico è stata bloccata sul nascere.
Nessun margine di trattativa, nessun ripensamento: la frattura, ormai, è insanabile.
L'illusione del progetto e i no illustri
Quando, poco più di due settimane fa, Malagò annunciò i nomi di Maldini e Leonardo, l'aria che si respirò fu di grande attesa. L'ex capitano del Milan e l'ex dirigente rossonero, reduci da un passato di successi, rappresentavano la sintesi perfetta tra carisma e competenza internazionale. Il primo, nominato direttore tecnico e presidente del Club Italia, avrebbe dovuto ridisegnare l'identità delle nazionali; il secondo, nel ruolo di advisor, avrebbe portato la sua esperienza sul mercato globale. Ma il primo banco di prova, la scelta del nuovo ct, si è rivelato subito fatale.
La strategia dei due dirigenti è parsa subito ambiziosa, forse troppo: puntare dritti ai top, ai nomi che avrebbero potuto far sognare i tifosi. Così, dopo un corteggiamento che aveva fatto sperare, Carlo Ancelotti e Pep Guardiola hanno risposto picche. Il tecnico catalano, in particolare, ha fatto tremare il mondo azzurro: la missione a Barcellona, raccontata in esclusiva da Sky, aveva acceso i riflettori, ma il "no" per motivazioni personali e familiari ha spento ogni entusiasmo. "Ci sembrava giusto partire dai migliori", aveva dichiarato Maldini.
Un approccio, certo, encomiabile, ma che si è scontrato con la dura realtà di un calcio dove i grandi nomi, spesso, sono già impegnati o indisponibili.
Il caso Pirlo e la "sconfessione" di Malagò
Ecco allora che, incassati i no, la coppia ha virato su Andrea Pirlo. Un nome che, sulla carta, rappresentava una scommessa. La carriera da allenatore del campione del mondo 2006, infatti, era ancora acerba e con risultati altalenanti. Tuttavia, Maldini e Leonardo credevano fermamente in un progetto tecnico che andasse oltre il semplice curriculum, puntando su un profilo giovane e di forte identità azzurra. Peccato che il tiro si sia rivelato una vera e propria autogol.
A far saltare il banco non sono state tanto le perplessità sull'esperienza di Pirlo, quanto la bufera mediatica e politica legata al suo contratto come Global Ambassador per la società di scommesse russa Fonbet. Un legame, questo, che in un momento storico delicato come quello attuale è parso un macigno. Il presidente Malagò, pressato dalla politica e dall'opinione pubblica, ha quindi posto il veto sulla nomina, sconfessando di fatto i suoi stessi delegati. "O Pirlo con Maldini e Leonardo, oppure addio", hanno ragionato i due dirigenti.
E, di fronte a questa scelta, hanno preferito la via d'uscita.
Un passo indietro che lascia macerie
Le dimissioni di Maldini e Leonardo lasciano ora la Figc in una profonda crisi di governo. Il presidente Malagò, che aveva coraggiosamente delegato la scelta del ct per poi ritrovarsi a doverla bloccare, si ritrova con un cerino sempre più corto tra le mani. Il rapporto di fiducia con i due dirigenti, come sottolineato anche dalla Gazzetta dello Sport, si è ormai incrinato in modo irreparabile. Ora il compito di individuare un nuovo direttore tecnico e, contestualmente, un nuovo commissario tecnico ricadrà interamente sulle spalle del numero uno della Federcalcio.
Le inevitabili polemiche, naturalmente, non hanno tardato ad accendersi sui social, dove i tifosi e gli addetti ai lavori hanno commentato con ironia e amarezza lo sfacelo. A farne le spese, oltre a Maldini e Leonardo, è stato anche Andrea Pirlo, il cui sogno di guidare la Nazionale è stato stroncato prima ancora di iniziare. Su Instagram, il figlio Nicolò ha lanciato una frecciata amara, parlando di un giudizio che va oltre la semplice scelta tecnica.
Il futuro: si riparte da Mancini?
E adesso? L'Italia del calcio torna ad essere nel pallone, come scrive amaramente la Gazzetta. La corsa alla panchina azzurra si riapre, ma stavolta le carte vengono rimescolate completamente. Se con Maldini e Leonardo in carica la scelta era caduta su Pirlo, il nome che sembra ora in pole position è quello di Roberto Mancini, da sempre la prima scelta di Giovanni Malagò. Il tecnico che portò l'Italia al trionfo europeo nel 2021, infatti, rappresenterebbe la soluzione più "sicura" per ricucire lo strappo con un'opinione pubblica stanca di aspettare.
Le alternative, in ogni caso, non mancano: Antonio Conte, Stefano Pioli e Thiago Motta sono tutti profili che circolano insistentemente in queste ore. Ma la vera partita, ora, si gioca sul fronte della governance. Con l'addio di Maldini, potrebbe infatti tornare di moda l'ipotesi Giorgio Chiellini come nuovo direttore tecnico. L'ex capitano azzurro, attualmente Head of Football Relations della Juventus, è il nome che Malagò avrebbe già sondato per sostituire Maldini.
Una scelta, questa, che potrebbe garantire un filo diretto con lo spogliatoio e un profilo meno "ingombrante" rispetto a quello del leggendario ex Milan. La prossima settimana, con ogni probabilità, sarà decisiva per uscire da questo labirinto e restituire un po' di serenità a un movimento che, ancora una volta, ha dimostrato di saper essere maestoso solo nell'arte dell'auto-distruzione.
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