Pena di morte, Papa Leone XIV condanna le esecuzioni negli Usa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Papa Leone XIV ribadisce la condanna della pena di morte, definendola «inammissibile» perché rappresenta un attacco alla dignità e all'inviolabilità della persona. Il Pontefice interviene in occasione della Giornata mondiale contro la pena capitale, mentre negli Stati Uniti esplode la polemica per il progetto del Pentagono di trasmettere in diretta streaming la fucilazione di un condannato. Il messaggio, pubblicato su X attraverso l'account ufficiale @Pontifex, contiene un richiamo alla tutela della vita umana e si conclude con l'hashtag #NoDeathPenalty.

Il messaggio del Pontefice e la posizione della Chiesa

Nel suo intervento, il Papa sottolinea che la sicurezza dei cittadini e le esigenze della giustizia possono essere garantite senza ricorrere alle esecuzioni capitali. I moderni sistemi di detenzione, osserva, permettono di proteggere la società senza privare completamente i colpevoli della possibilità di redenzione. La posizione riprende l'insegnamento introdotto da Francesco nel Catechismo della Chiesa cattolica, che considera la pena capitale incompatibile con il rispetto dovuto a ogni essere umano. Leone XIV non cita direttamente il caso americano nel suo messaggio, ma la sua presa di posizione arriva dopo le proteste delle autorità ecclesiastiche contro la decisione del Dipartimento della Difesa.

Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, aveva già espresso una netta opposizione all'iniziativa statunitense, giudicando inaccettabile trasformare la morte di una persona in uno spettacolo. Interpellato dai giornalisti a Roma, il porporato ha contestato sia il ricorso all'esecuzione sia la sua esposizione mediatica, sostenendo che esistono altri strumenti per punire i responsabili di gravi delitti. Anche l'arcivescovo Paul Coakley, presidente della Conferenza episcopale americana, ha manifestato sconcerto e profonda tristezza. Pur condannando senza attenuanti le azioni del detenuto, ha definito la scelta di rendere pubblica la sua uccisione una promozione barbara della cultura della morte, chiedendone il ripensamento.

La fucilazione di Fort Hood e il progetto del Pentagono

Al centro delle polemiche c'è Nidal Malik Hasan, ex maggiore e psichiatra dell'esercito americano, condannato per la sparatoria compiuta nel novembre 2009 nella base militare di Fort Hood, in Texas. Nell'attacco morirono 13 persone e altre 32 rimasero ferite. Un tribunale militare lo condannò alla pena capitale nel 2013. L'esecuzione mediante plotone di fucilazione è stata fissata per il 3 dicembre 2026, anche se ulteriori procedimenti giudiziari potrebbero modificarne la data. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha sostenuto il progetto di trasmissione pubblica, annunciato ufficialmente dal Pentagono.

La diretta rappresenterebbe un precedente nella storia delle esecuzioni militari statunitensi. L'ultima esecuzione effettuata dalle forze armate risale al 1961, mentre per trovare un precedente di fucilazione militare occorre risalire al 1945. L'annuncio ha suscitato critiche anche negli ambienti politici americani, compresi esponenti repubblicani. Il presidente Donald Trump ha successivamente dichiarato di non aver ancora assunto una decisione definitiva sulla trasmissione delle immagini. Il vicepresidente JD Vance, cattolico, ha espresso scetticismo sull'iniziativa e ha affermato che non guarderebbe la diretta.

Il caso Christa Pike e l'intervento di Matteo Renzi

Le polemiche sulle esecuzioni negli Stati Uniti sono state alimentate anche dal caso di Christa Pike, sopravvissuta a un tentativo di esecuzione mediante iniezione letale in Tennessee. Le difficoltà incontrate durante la procedura hanno riacceso le critiche sui metodi utilizzati per applicare la pena capitale. La donna era stata condannata per un omicidio commesso nel 1995. Il suo caso ha attirato l'attenzione delle organizzazioni contrarie alle esecuzioni, che denunciano i rischi di sofferenze prolungate e gli errori nelle procedure.

Sulla vicenda è intervenuto anche Matteo Renzi con un messaggio pubblicato su Telegram domenica 11 ottobre. Il senatore ha accostato il caso della donna sopravvissuta all'iniezione letale al progetto di fucilazione trasmessa online, annunciando un proprio articolo su Substack dedicato alla pena di morte. Per affrontare l'argomento ha scelto di partire da «Geordie», la canzone di Fabrizio De André che racconta la condanna a morte di un giovane accusato di un reato legato al bracconaggio.

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