Lo "zio", una guerra tra famiglie e una vecchia mappa: le ragioni dell’escalation tra Thailandia e Cambogia
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Redazione Esteri
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Il rombo degli F-16 thailandesi sopra le foreste al confine ha segnato, giovedì 24 luglio, il punto di non ritorno in una crisi che covava da mesi. Undici i morti accertati, tra militari e civili, dopo che Bangkok ha colpito tre basi cambogiane nella provincia di Preah Vihear, riaccendendo un conflitto che sembrava sopito dal 2008, quando le due nazioni si scontrarono per il tempio di Preah Vihear. Questa volta, però, le radici della tensione affondano in un intrico di politica interna, rancori personali e una disputa territoriale mai risolta.
A innescare l’ultima escalation, secondo fonti vicine ai governi di entrambi i Paesi, sarebbe stato un colloquio telefonico tra Paetongtarn Shinawatra, figlia dell’ex premier thailandese in esilio Thaksin, e Hun Sen, ex leader cambogiano ancora influente nonostante il passaggio di consegne al figlio Hun Manet. I due, che alcuni definiscono "zio" e "nipote" per la loro alleanza politica, avrebbero discusso proprio della contesa su Ta Muen Thom, tempio al centro degli scontri. Un dialogo che i generali thailandesi, già in allerta per le mosse di Hun Sen, avrebbero interpretato come una minaccia alla sovranità nazionale.
La mappa che alimenta la disputa risale al 1907, tracciata dai colonialisti francesi e mai accettata completamente da Bangkok. Quel reticolo di linee, oggi, è diventato il pretesto per una crisi che va oltre il confine. Se da una parte Phnom Penh accusa la Thailandia di aver violato lo spazio aereo, dall’altra il ministro dell’Interno thailandese, Phumtham Wechayachai, ha ribadito che "la sovranità non si negozia", annunciando misure militari senza escludere ulteriori raid.




