La direttiva Omnibus restringe il perimetro Csrd ma la rendicontazione volontaria corre sul filo dei nuovi standard Eba
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Redazione Economia
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L’architettura della finanza sostenibile europea, dopo anni di estensione progressiva degli obblighi di trasparenza, subisce una torsione significativa. Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea della Direttiva (UE) 2026/470 del 24 febbraio 2026, che sarà in vigore dal 18 marzo prossimo, il legislatore comunitario ha ridisegnato i confini della rendicontazione non finanziaria, alzando sensibilmente le soglie dimensionali per l’applicazione obbligatoria della rate Sustainability Reporting Directive (Csrd) e della Corporate Sustainability Due Diligence Directive (Csddd). L’obiettivo dichiarato, come si legge nei considerando della norma, è quello di ridurre gli oneri amministrativi e rafforzare la competitività delle imprese, senza tuttavia abbandonare formalmente gli obiettivi del Green Deal. Resta da vedere se questa operazione, definita di semplificazione, produrrà gli effetti sperati o se, invece, finirà per rallentare quel processo di integrazione dei fattori ambientali, sociali e di governance nei bilanci aziendili che era stato avviato con slancio.
A far data dall’entrata in vigore della nuova disciplina, l’obbligo di redigere il report di sostenibilità sarà circoscritto alle imprese, ai gruppi e agli emittenti che superano contemporaneamente la soglia media dei mille dipendenti e un fatturato netto annuo superiore ai quattrocentocinquanta milioni di euro. Un cambio di passo netto rispetto ai parametri precedenti, che includevano anche aziende con soli duecentocinquanta dipendenti e un giro d’affari di quaranta milioni. Ne restano escluse, di fatto, le piccole e medie imprese quotate, che pure erano state inserite nel perimetro originario della Csrd per il cosiddetto “terzo stadio” di implementazione, a partire dal 2028. Chi non raggiungerà i nuovi requisiti dimensionali potrà comunque redigere il bilancio di sostenibilità su base volontaria, avvalendosi di standard semplificati che la Commissione dovrà adottare nei prossimi mesi, un’opzione, quest’ultima, pensata per non interrompere il flusso informativo verso banche e grandi clienti, che di quei dati hanno sempre più bisogno.
La doppia materialità e le scelte aziendali nel nuovo quadro normativo
Nonostante la riduzione del perimetro obbligatorio, molte realtà imprenditoriali sembrano orientate a proseguire il cammino tracciato. Il caso di Fine Foods, la cui Esg Manager ha dichiarato che il pacchetto Omnibus non fermerà la rendicontazione, appare emblematico di un atteggiamento diffuso: chi ha già investito risorse e competenze per adeguarsi alla Csrd intende valorizzare il lavoro svolto, garantendo una continuità di dati che permetta una comparazione strategica nel tempo. La doppia materialità, cioè l’analisi degli impatti che l’azienda subisce e genera sull’ambiente e sulla società, resta uno strumento chiave, così come restano invariati i budget e il commitment del management. In questo contesto, la rendicontazione volontaria si candida a diventare un elemento distintivo per il dialogo con il sistema finanziario, specialmente alla luce delle novità che riguardano la vigilanza bancaria.
L’industria del credito, infatti, è già proiettata verso un’integrazione profonda dei fattori Esg nei propri processi. Dal prossimo 11 gennaio 2026 sono operative le nuove Linee Guida dell’European Banking Authority (Eba) in materia di gestione dei rischi ambientali, sociali e di governance, pubblicate l’8 gennaio 2025. Queste disposizioni, che si applicano con un approccio proporzionale alle dimensioni degli intermediari, impongono a banche e istituti finanziari di identificare, misurare, gestire e monitorare i rischi Esg con la stessa perizia riservata ai rischi finanziari tradizionali. L’obiettivo ultimo, come sottolinea l’Authority, è garantire la resilienza dei modelli di business e dei profili di rischio nel breve, medio e lungo periodo, accompagnando il settore finanziario verso la neutralità climatica entro il 2050. Il meccanismo del "comply or explain" – adempimenti o spiega le ragioni dello scostamento – costringerà gli istituti a dotarsi di piani di transizione e a integrare i fattori di rischio nei processi interni di autovalutazione del capitale (Icaap) e di liquidità (Ilaap).
La catena del valore e il problema della qualità del dato climatico
Se da un lato le banche dovranno affinare i propri modelli previsionali, dall’altro lato cresce la pressione sulle imprese, incluse quelle non soggette all’obbligo di rendicontazione, affinché forniscano dati affidabili e certificati. L’articolazione delle nuove regole, infatti, produce un effetto a cascata lungo la catena del valore: un grande gruppo obbligato alla Csrd, nel compilare il proprio report consolidato, dovrà raccogliere informazioni anche dai propri fornitori, che potrebbero essere di dimensioni più contenute. Per evitare un eccesso di richieste, la Direttiva Omnibus introduce la figura dell’“impresa protetta” – quella con meno di mille dipendenti – che può rifiutarsi di fornire informazioni che vadano oltre quanto previsto dagli standard volontari che verranno emanati. Un bilanciamento, questo, che cerca di contenere la frammentazione informativa e di tutelare le realtà più piccole, ma che rischia di riaprire il vaso di Pandora della disomogeneità dei dati, in particolare quelli climatici, la cui complessità di rilevazione e interpretazione rimane uno dei principali freni all’efficacia del sistema.
Parallelamente, l’European Banking Authority ha previsto tempistiche differenziate per l’adeguamento alle nuove linee guida: se per i grandi gruppi bancari l’obbligo decorre già dall’11 gennaio 2026, le istituzioni piccole e non complesse (Small and Non-Complex Institutions, Snci) avranno tempo fino all’11 gennaio 2027 per conformarsi pienamente ai requisiti più onerosi. Questo scaglionamento, tuttavia, non significa un rinvio della sostanza: la direzione è tracciata e la raccolta dei dati Esg, unitamente alla valutazione dei rischi ambientali, rappresenta ormai un prerequisito per operare stabilmente sul mercato del credito. Già oggi, come emerge da alcune analisi di settore, le imprese che dimostrano un presidio consapevole delle variabili di sostenibilità presentano tassi di default significativamente inferiori e assorbono una quota crescente dei finanziamenti erogati, un trend destinato ad accentuarsi nei prossimi anni.




