Spike Lee e Denzel Washington insieme di nuovo a Cannes, tra domande senza risposta e una Palma d’oro inaspettata
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Cannes non sarebbe Cannes senza un ritorno alle origini, senza quel filo rosso che lega i grandi autori ai loro interpreti più amati. E così, mentre il festival entra nel vivo, Spike Lee riappare sulla Croisette con Highest 2 lowest, un film fuori concorso che riaccende la complicità con Denzel Washington, suo volto ricorrente da Mo’ better blues a Malcom X, fino a Inside man, l’ultimo lavoro insieme prima di questo nuovo progetto. La domanda che Lee si porta dietro da decenni — come fare la cosa giusta? — torna a echeggiare, senza la pretesa di una risposta definitiva, ma con la stessa urgenza di sempre.
Washington, però, ha rubato la scena ancora prima che il film venisse proiettato. Atterrato a Cannes quasi in volo radente, l’attore ha vissuto una serata di quelle che accadono solo qui: il tappeto rosso, l’abbraccio con Lee, e poi la sorpresa — una Palma d’oro alla carriera consegnatagli dallo stesso regista, insieme ai direttori del festival Iris Knobloch e Thierry Frémaux. «Sono emozionato, è una grandissima sorpresa per me essere qui», ha detto con la voce rotta dall’emozione, definendo Lee «mio fratello» e ricordando i loro incontri passati sulla Croisette. Poche ore dopo, già si preparava a ripartire per New York, dove lo aspetta Otello, lo spettacolo che sta portando in scena a Broadway.
Il film, intanto, resta avvolto in un alone di mistero. Lee, che non ama le etichette, sembra aver lavorato a un’opera che mescola ancora una volta politica, società e quel realismo crudo che lo ha reso un faro del cinema americano. Washington, dal canto suo, conferma perché è considerato uno degli attori più versatili della sua generazione: capace di passare dal teatro al grande schermo senza perdere un colpo, e di commuoversi davanti a un riconoscimento che, forse, non si aspettava più.




