Crans-Montana, l’ambasciatore in Svizzera: “Sono loro i responsabili della strage. Roma non pagherà”
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Redazione Interno
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TestoLa fredda procedura burocratica elvetica si è infratta contro il muro della memoria e del dolore italiano, generando una nuova, durissima crisi diplomatica tra Roma e Berna. A quasi quattro mesi dalla strage del “Constellation” – il locale notturno di Crans-Montana dove persero la vita 41 persone nella notte di Capodanno – il Cantone del Vallese ha formalmente chiesto all’Italia il rimborso di 108mila euro per le spese mediche sostenute dall’Ospedale di Sion. La richiesta, che riguarda le cure prestate a quattro ragazzi italiani per un solo giorno di degenza (quello del 1° gennaio), è stata respinta al mittente dall’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, il quale non ha usato mezzi termini per definire l’accaduto.
“Un oltraggio al nostro Paese”, ha dichiarato il diplomatico al termine di un incontro teso con il presidente del Canton Vallese, Mathias Reynard, specificando che l’Italia non verserà un solo franco. Cornado ha ribaltato la prospettiva, sottolineando come la responsabilità morale di quella tragedia – che ha visto coinvolti sei connazionali tra le vittime – sia interamente ascrivibile alle autorità locali e ai gestori dell’establissement. “La strage – ha tuonato l’ambasciatore – è frutto della loro inosservanza delle regole”, riferendosi alle criticità strutturali del locale (dove le uscite di sicurezza erano state sigillate) e alla presunta mancanza di controlli da parte degli enti preposti.
L’onta della burocrazia e il caso delle fatture salate
Ciò che ha innescato la reazione di Roma, oltre all’importo in sé giudicato “assolutamente esorbitante”, è stata la modalità con cui la pratica è stata gestita. Nei giorni scorsi, alcune famiglie già provate dalla perdita o dalle ustioni riportate dai giovani erano state raggiunte da parcelle choc – si parla di cifre che vanno da 17mila a oltre 66mila franchi per poche ore di terapia intensiva – scatenando la furia della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che aveva bollato l’accaduto come “un insulto, oltre che una beffa, che solo una disumana burocrazia poteva produrre”. Sebbene le autorità vallese avessero inizialmente giustificato l’invio delle fatture come un semplice “atto informativo” dovuto alla legge federale sull’assicurazione malattie (LAMal), la richiesta di rimborso rivolta direttamente allo Stato italiano ha cambiato la natura della disputa.
Reciprocità violata e assistenza negata
L’argomento principale su cui si basa il fronte del rifiuto italiano è quello della reciprocità, o meglio, della sua assenza. L’ambasciatore Cornado ha ricordato – con la fermezza di chi ha seguito il caso sin dall’inizio – che l’Italia non ha mai chiesto un rimborso per le cure prestate a due cittadini svizzeri, rimasti ricoverati per settimane all’Ospedale Niguarda di Milano a spese del sistema sanitario nazionale. Né tantomeno ha emesso una fattura per l’intervento dell’elicottero della Protezione Civile della Valle d’Aosta, accorso nelle prime ore disperate dopo lo scoppio dell’incendio.
“Dov’è la reciprocità?”, si è chiesto Cornado, rimasto basito di fronte alla richiesta. La sua posizione, ribadita anche ai media (tra cui Repubblica e Corriere), è netta: i costi dovranno essere coperti o dalla LAMal (l’assicurazione malattia svizzera) o direttamente dal Cantone del Vallese, ma in nessun caso dalle famiglie delle vittime o dall’Erario italiano. “L’Italia non pagherà mai – ha assicurato – le spese per poche ore di cure prestate ai nostri giovani, intossicati e ustionati a causa dell’irresponsabilità dei gestori e delle autorità”.
Scontro in corso e implicazioni giudiziarie
Il presidente Reynard, dal canto suo, ha ammesso che l’invio delle fatture alle famiglie è stato un atto “inopportuno” nei confronti di chi è già stato duramente provato dalla tragedia, sebbene giustificato dalla normativa vigente. Per sbloccare l’impasse, ha suggerito a Cornado di rivolgersi all’Ufficio federale della sanità per trovare una soluzione bilaterale. Tuttavia, il clima resta rovente. L’ambasciatore italiano era già stato richiamato a Roma per consultazioni nelle scorse settimane, proprio in segno di protesta contro la gestione dell’inchiesta (in particolare la liberazione del gestore del locale). Ora, questo braccio di ferro economico rischia di aggravare ulteriormente una ferita aperta, mentre la procura svizzera continua le indagini per accertare le responsabilità penali di quella notte di fuoco.




