Morte a villa Lavazza, il giallo del custode caduto: la procura indaga, la sorella esclude il suicidio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il pomeriggio di sabato 7 marzo, nella quiete della zona precollinare di Torino, si è consumata una tragedia che, a distanza di ore, resta avvolta nel mistero più fitto. Ronald Adarlo, filippino di 49 o 50 anni secondo le prime, discordanti, informazioni anagrafiche, è stato trovato esanime nel cortile della villa di Marco Lavazza, vicepresidente dell’omonima azienda del caffè, dove l’uomo prestava servizio da anni come custode e giardiniere. Un volto noto, una presenza discreta e fidata, parte integrante – come lo hanno definito i datori di lavoro – della quotidianità domestica della famiglia. A chiamare i soccorsi, intorno alle 17.30, sono stati proprio i collaboratori della dimora, allarmati dalla scoperta del Corpo riverso a terra; la macchina del 118 si è attivata immediatamente, ma per Adarlo, in fin di vita, non c’era ormai più nulla da fare, e il decesso è stato dichiarato poco dopo l’arrivo dei sanitari.

La Procura di Torino, con il pm Mario Bendoni, ha aperto un fascicolo di inchiesta, al momento senza ipotesi di reato né indagati, mentre i carabinieri, coordinati dall’autorità giudiziaria, hanno lavorato fino a notte fonda nella villa, setacciando l’area e acquisendo elementi utili a ricostruire la dinamica. Sul posto, isolato e blindato per consentire i rilievi tecnici, gli investigatori hanno fotografato e misurato ogni dettaglio del cortile e delle strutture circostanti, concentrandosi in particolare sul punto esatto del ritrovamento e sulla posizione del. Accanto a Ronald Adarlo, hanno rinvenuto un caschetto da lavoro, un dettaglio che, nelle concitate fasi successive all’allarme, era stato subito notato da chi aveva prestato i primi soccorsi e che oggi assume una rilevanza cruciale per comprendere cosa possa essergli accaduto.

Il nodo delle indagini e le ipotesi sul tavolo degli inquirenti

Al vaglio degli inquirenti ci sono principalmente due piste, entrambe considerate plausibili in questa fase: quella del suicidio e quella, ritenuta da più parti la più probabile, di un tragico infortunio sul lavoro. L’uomo, che da anni si occupava della manutenzione del verde e della cura della proprietà, potrebbe essere caduto accidentalmente mentre stava svolgendo le sue mansioni, forse su un terrazzo o da un punto sopraelevato della villa, una moderna costruzione su due piani che si affaccia sulla città con un ampio terrazzo panoramico. La presenza del caschetto, sebbene non fosse indossato al momento del ritrovamento – l’uomo non risultava essere imbragato, secondo quanto appreso dagli inquirenti –, orienterebbe comunque verso l’ipotesi che Adarlo fosse intento a svolgere un’attività lavorativa che richiedeva un dispositivo di protezione individuale.

Ad alimentare il giallo, però, è l’assenza di testimoni oculari: nessuno, tra i presenti in villa, ha visto precipitare Ronald Adarlo, e questo vuoto informativo rende ogni ricostruzione, per il momento, affidata esclusivamente agli accertamenti tecnici e medico-legali. I carabinieri hanno ascoltato a lungo familiari, altri dipendenti della casa e amici più stretti della vittima, cercando di tracciare un identikit psicologico dell’uomo e di capire se potesse attraversare un momento di particolare difficoltà personale. Sarà l’autopsia, disposta dalla Procura, a stabilire con precisione le cause della morte e a chiarire se vi siano elementi che possano far propendere per una caduta accidentale piuttosto che per un gesto volontario.

La posizione della famiglia: “Mio fratello non si è suicidato”

A spezzare una lancia a favore della tesi dell’incidente è intervenuta con forza Rose Marie Adarlo, sorella della vittima, la quale ha escluso categoricamente che Ronald potesse aver deciso di togliersi la vita. Intervenuta ai microfoni dei telegiornali locali, la donna ha dichiarato di non credere affatto all’ipotesi del suicidio: a suo dire, il fratello stava bene, era felice e amava profondamente sia il suo lavoro che la sua famiglia, due ragioni che, nella sua convinzione, rendono inaccettabile l’idea di un gesto estremo. «O è stato un incidente o un malore, ma non un suicidio», ha ribadito con forza, manifestando tutto il dolore e lo sgomento per una perdita improvvisa e, al momento, inspiegabile.

Dalla famiglia Lavazza è giunto, nella tarda serata di sabato, un comunicato ufficiale in cui si esprime «profondo dolore e sgomento per la tragica fatalità» che ha portato alla scomparsa di Adarlo, descritto come «una persona a noi molto cara e parte della famiglia da tanti anni». Nella nota, Marco Lavazza e i suoi familiari hanno assicurato piena collaborazione con gli inquirenti per chiarire le circostanze di quanto avvenuto, esprimendo al contempo vicinanza ai parenti dell’uomo in questo momento di grande sofferenza. Un gesto di cordoglio formale, ma che sottolinea il legame di lunga data che univa il custode alla famiglia per cui lavorava, un rapporto di fiducia che rende ancora più stridente il silenzio che avvolge gli ultimi istanti di vita di Ronald Adarlo.

Gli accertamenti in corso e il fascicolo della Procura

La Procura di Torino, attraverso il pm Bendoni, mantiene aperte tutte le ipotesi, e il fascicolo aperto, al momento senza ipotesi di reato, è lo strumento formale per consentire lo svolgimento di accertamenti tecnici non ripetibili, come l’autopsia, che sarà affidata a un medico legale nei prossimi giorni. I carabinieri, dal canto loro, continuano a lavorare per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti, concentrandosi sulle tracce e su eventuali impronte che possano confermare o smentire un eventuale scivolone da un balcone o da una scala. La villetta, situata al fondo di una strada che termina proprio davanti al suo cancello d’ingresso, in una zona di via Alby che si affaccia sul verde e domina la città dall’alto, è stata teatro di una notte di indagini serrate, con i militari che hanno interrogato chiunque potesse fornire un tassello utile.

La domanda che aleggia sull’intera vicenda è se Ronald Adarlo, quel sabato pomeriggio, stava semplicemente svolgendo il suo lavoro, magari potando un albero o riparando una grondaia, e un passo falso lo abbia fatto precipitare, oppure se ci sia dell’altro. L’assenza di biglietti o di messaggi che possano far pensare a un addio volontario, unita alla testimonianza della sorella che lo descrive come sereno, sembra allontanare l’ipotesi suicidaria, ma gli investigatori, prudentemente, non chiudono alcuna porta prima di aver acquisito tutti i riscontri scientifici del caso. La verità, probabilmente, emergerà solo quando i medici legali avranno terminato il loro lavoro e quando tutti i rilievi saranno stati incrociati con le dichiarazioni raccolte.

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