Mistero sulla morte del custode di villa Lavazza, indaga la procura di Torino

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notizia ha iniziato a diffondersi nel tardo pomeriggio di sabato, quando la centrale operativa del 112 ha ricevuto una chiamata da via Alby, una strada che si inerpica sulla collina torinese e che conduce, dopo aver superato pochi cancelli, a una dimora moderna e riservata: è lì che vive Marco Lavazza, vicepresidente dell'omonimo gruppo del caffè e dell'Unione Industriali, e la sua famiglia. La segnalazione parlava di un uomo esanime riverso a terra nel cortile della proprietà, proprio di fronte all'ingresso principale, e i soccorritori del 118, giunti sul posto con un'ambulanza, non hanno potuto fare altro che constatare il decesso, avvenuto poco dopo il loro arrivo nonostante i tentativi di rianimazione. La vittima è Ronald Adarlo, filippino, cinquant’anni compiuti, da tantissimo tempo alle dipendenze della famiglia come custode e giardiniere, una figura storica e discretissima, parte integrante della quotidianità domestica e, come hanno tenuto a sottolineare i suoi datori di lavoro in una nota ufficiale diffusa a tarda sera, “una persona a noi molto cara, parte della famiglia da tanti anni”. Da lì, dalla residenza che guarda la città dall'alto, è iniziato il lavoro certosino degli inquirenti, destinato a protrarsi fino a notte fonda: i carabinieri, coordinati dalla Procura di Torino con il pm Mario Bendoni che ha aperto un fascicolo, hanno isolato l'area, fotografato ogni centimetro e dato il via ai rilievi tecnici.

Un volo, una caduta, l'ombra del dubbio tra le ipotesi di suicidio e infortunio

Ciò che rende la vicenda un giallo, al momento senza chiare risposte, è la dinamica che ha portato alla morte del cinquantenne. Due, infatti, sono le piste che gli investigatori stanno seguendo con la massima attenzione, senza escluderne alcuna: la possibilità di un gesto volontario e disperato, un lancio nel vuoto dall'alto della villa, e quella di un drammatico incidente sul lavoro, un infortunio letale mentre Adarlo stava svolgendo le sue mansioni di giardiniere. A supportare quest'ultima ipotesi, almeno in questa prima fase, ci sarebbe un dettaglio emerso dai primi racconti di chi ha lanciato l'allarme: la vittima, al momento del ritrovamento, indossava un caschetto di protezione, un particolare che farebbe pensare a un'attività in corso, forse a dell'ordinaria manutenzione o a un qualche intervento su una scala o in prossimità di un dislivello, trasformando una normale giornata di lavoro in una tragedia. La presenza di quel dispositivo di sicurezza, se confermata, sposterebbe l'ago della bilancia verso la pista dell'incidente, anche se nulla, fino all'esame autoptico disposto dal magistrato, può essere dato per scontato.

I rilievi dei carabinieri e la collaborazione della famiglia Lavazza

La notte sulla collina è stata lunga per gli uomini dell'Arma, impegnati a mettere insieme i frammenti di un puzzle ancora privo di un'immagine chiara. Hanno sentito chi lavora nella villa, raccolto le prime testimonianze dei familiari e degli amici più stretti di Ronald Adarlo, quelli che, appresa la notizia, si sono presentati sotto il cancello, nel tentativo di ottenere spiegazioni o semplicemente per condividere il dolore. Nessuno, però, sembra aver assistito alla scena cruciale, a quei secondi fatali che hanno spezzato una vita. E in questo vuoto investigativo, anche il comunicato della famiglia Lavazza assume un peso specifico rilevante: oltre all'espressione di “profondo dolore e sgomento per la tragica fatalità”, arriva l'impegno formale a garantire “piena collaborazione per chiarire le circostanze di quanto avvenuto”. Un'assicurazione che apre le porte della residenza agli inquirenti, necessaria per ricostruire gli orari, le abitudini e gli eventuali lavori commissionati al custode, in un tentativo di fare luce su una morte che ha scosso l'ambiente imprenditoriale torinese e che, per la sua stessa natura ambigua, richiede il massimo rigore.

Il silenzio della procura in attesa degli accertamenti tecnici

Al momento, il fascicolo aperto in procura è contro ignoti e l'ipotesi di reato, inevitabile in questi casi, è di istigazione al suicidio se dovesse essere accertato il gesto volontario, ma le indagini si stanno muovendo, di fatto, per escludere con certezza la probabilità che si sia trattato di un infortunio sul lavoro. Saranno gli accertamenti medico-legali, con l'autopsia disposta dal pm, a fornire le prime risposte scientifiche sulla dinamica delle lesioni e sulle cause del decesso, elementi che, combinati con i rilievi dei carabinieri e con la ricostruzione degli ultimi movimenti di Ronald Adarlo, potranno finalmente dare un nome alla sua morte. L'unica certezza, in queste ore, è il vuoto lasciato da quell'uomo riservato e di assoluta fiducia, che da anni si prendeva cura di quel giardino e di quella casa, e che sabato pomeriggio, poco prima del tramonto, è stato trovato a terra, in un cortile che conosceva bene, in attesa che qualcuno potesse spiegare perché.

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