Mistero sulla morte del custode nella villa di Lavazza: il caschetto accanto al Corpo e il no della sorella al suicidio

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La morte di Ronald Adarlo, il cinquantenne custode e giardiniere di origini filippine trovato senza vita nel cortile della villa di Marco Lavazza, vicepresidente dell’omonimo gruppo del caffè e dell’Unione Industriali di Torino, si presenta agli inquirenti con i contorni di un giallo che proprio non si riesce a sciogliere. Era il tardo pomeriggio di sabato 7 marzo quando, in via Giuseppe Alby, una strada che si affaccia sui tetti della città e sulle Alpi, qualcuno ha dato l’allarme: a terra, nel piazzale della residenza, c’era un uomo in fin di vita, e la chiamata al 118 è scattata immediatamente. L’arrivo dei sanitari, però, non è servito a strapparlo alla morte, sopraggiunta poco dopo. Sul posto, insieme ai soccorritori, sono giunti i carabinieri che hanno avviato i rilievi e la procura, nella persona del pm Mario Bendoni, ha aperto un fascicolo che al momento, va sottolineato, non contiene né ipotesi di reato né indagati.

Sulla dinamica di quanto accaduto nella proprietà, una villa moderna che Marco Lavazza – classe 1977 – aveva acquistato tempo fa dalla famiglia Recchi, cala un velo di fitta nebbia. Un elemento, però, ha subito attirato l’attenzione degli investigatori: accanto al di Adarlo è stato rinvenuto un caschetto da lavoro, il classico elmetto di protezione. La presenza di quel dispositivo, che lascerebbe intendere come l’uomo stesse svolgendo delle mansioni che richiedevano determinate precauzioni, potrebbe far propendere per l’ipotesi di un tragico infortunio sul lavoro. Ma c’è chi quella possibilità la accoglie con favore, pur di scartare l’altra: la sorella della vittima, intervistata in un acceso sfogo da una emittente locale, ha categoricamente escluso che il fratello possa essersi tolto la vita. Ha dichiarato, la donna, che Adarlo indossasse anche un’imbracatura, un dettaglio che però non troverebbe riscontro nelle prime verifiche dei carabinieri, i quali, da quanto è stato possibile apprendere, non avrebbero visto il corpo dell’uomo agganciato a sistemi anti-caduta.

Il lavoro di una vita e le contraddizioni nei primi rilievi

Ronald Adarlo non era un volto nuovo per chi frequenta la collina torinese; da anni, ormai, si prendeva cura della villa e dei suoi giardini, un uomo di fiducia, riservato e, a sentire chi lo conosceva, assolutamente lontano da gesti estremi. Proprio questa sua storia, fatta di dedizione e silenziosa routine, rende ancora più stridente il contrasto con la scena che si è presentata ai militari. L’allarme è scattato intorno alle 17.30, un orario in cui la luce del giorno comincia a calare, e chi ha scoperto il ha riferito di averlo visto riverso a terra, con quell’elmetto lì vicino. Un indizio che parla di lavori in corso, forse di una pulizia delle grondaie o di un intervento su qualche struttura in altezza, ma che non fornisce risposte certe sul perché Adarlo sia precipitato. I carabinieri, per ore e fino a notte fonda, hanno setacciato l’area, fotografando ogni centimetro e cercando di ricostruire gli ultimi movimenti del cinquantenne, ascoltando familiari e altri dipendenti che, arrivati sul posto, faticavano a trattenere lo sgomento.

La famiglia Lavazza, da parte sua, ha rotto il silenzio con un comunicato ufficiale in cui esprime un dolore profondo e uno sgomento autentico, definendo Adarlo «una persona a noi molto cara e parte della famiglia da tanti anni». Una dichiarazione che, al di là del cordoglio, contiene anche l’impegno a offrire piena collaborazione alle autorità, un gesto dovuto ma che in queste circostanze assume il peso di una necessità investigativa non indifferente. Perché il punto cruciale, quello attorno a cui ruota l’intera inchiesta, è capire se si sia trattato di un gesto volontario o di una fatalità. La procura, e lo si evince dall’apertura di un fascicolo senza ipotesi di reato, non vuole bruciare le tappe e tiene aperto ogni scenario, compreso quello, sebbene al momento pare più remoto, di un malore che avrebbe potuto causare lo sbandamento e la caduta.

L’intervento dello Spresal e le prossime verifiche

A complicare il mosaico delle ipotesi subentrano ora gli accertamenti tecnici. Sul luogo della tragedia, infatti, non sono intervenuti soltanto i carabinieri ma anche i tecnici dello Spresal, l’organo dell’Asl preposto alla vigilanza sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. La loro presenza, come riportato da alcune fonti, è un segnale chiaro che l’ipotesi dell’incidente sul lavoro viene battuta con grande attenzione, anche perché, se fosse confermata, aprirebbe scenari relativi al rispetto delle norme di sicurezza. Nessuno, peraltro, ha visto la caduta, e questo rende il lavoro di chi indaga un paziente esercizio di deduzione basato su tracce fisiche e testimonianze indirette. La procura, nelle prossime ore, formalizzerà l’incarico per l’autopsia sul di Adarlo, un esame che sarà cruciale per stabilire con esattezza le cause del decesso e, forse, per capire se ci siano segni compatibili con una spinta o con una reazione istintiva a una perdita di equilibrio.

La comunità filippina, intanto, si stringe attorno alla famiglia, ma al di là del dolore collettivo, che pure è tangibile, gli inquirenti procedono con il distacco che la scienza impone. La sorella continua a ripetere che non si è ucciso, che era una persona solare, ma i carabinieri devono confrontare queste affermazioni con la realtà oggettiva dei luoghi. C’era, o non c’era, quell’imbracatura? Il caschetto era stato usato o era semplicemente lì, in prossimità del, caduto insieme a lui durante il volo? Domande alle quali, forse, si potrà rispondere solo dopo un meticoloso esame della scena e dopo che i consulenti tecnici avranno consegnato le loro relazioni. La villa di via Alby, con il suo panorama sulla città, resta così il silenzioso teatro di un dramma di cui nessuno, al momento, possiede la chiave di lettura definitiva, mentre gli investigatori, senza escludere nulla, continuano a setacciare ogni minimo dettaglio, dalla posizione del corpo agli attrezzi presenti in giardino.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.