Ponte sullo Stretto, modelli antimafia sotto la lente mentre il ricorso del Comune blocca l’iter

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, da anni al centro di polemiche e rinvii, si scontra con un nuovo ostacolo legale. Il Comune di Villa San Giovanni, guidato dalla sindaca Giusy Caminiti, ha presentato un ricorso al Tar, sostenendo che la delibera del governo Meloni violerebbe la normativa vigente. Una mossa che rischia di frenare ulteriormente un cantiere già più volte annunciato – l’ultima volta dal ministro Matteo Salvini – ma mai decollato.

Intanto, sullo sfondo, si lavora a un sistema di controlli antimafia rigorosi, mutuati da esperienze considerate efficaci, come quelle adottate per Expo Milano, le Olimpiadi Milano-Cortina o la ricostruzione post-sisma. L’obiettivo è duplice: da un lato, potenziare i meccanismi di vigilanza già previsti a livello locale; dall’altro, introdurre professionalità specializzate per snellire i tempi senza compromettere la trasparenza. Un modello che, seppur collaudato, desta però perplessità quando si tenta di applicarlo in deroga alle procedure ordinarie.

Proprio su questo punto si è acceso lo scontro tra il Quirinale e la Lega. La norma inizialmente inserita nel "decreto Infrastrutture" – poi rimossa dopo le critiche del Colle – avrebbe centralizzato i controlli antimafia nelle mani del ministero dell’Interno, escludendo di fatto il ruolo delle prefetture e altri soggetti coinvolti nel processo. Salvini, che non intende arretrare, ha già annunciato la volontà di riproporla sotto forma di emendamento, nonostante le resistenze.

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