Milleri, Caltagirone e Lovaglio indagati per la scalata a Mediobanca

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati il top manager Francesco Milleri, figura di spicco alla guida di Delfin e di Luxottica, insieme all’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone e all’amministratore delegato del Monte dei Paschi di Siena, Luigi Lovaglio. Le ipotesi di reato, che hanno trovato spazio nelle prime pagine dei quotidiani a partire da alcune anticipazioni, vertono sul delitto di aggiotaggio e su quello di ostacolo all’attività delle autorità di vigilanza, in relazione alla complessa operazione che ha visto Mps protagonista di una scalata verso Mediobanca. All’inchiesta, che si dipana tra i delicati meccanismi della finanza, non sfuggono neppure i soggetti giuridici, coinvolti in base alla normativa sulla responsabilità amministrativa degli enti per i reati commessi dai loro vertici.

L’accordo e le ambizioni oltre Mediobanca

Secondo quanto emerge dagli atti dell’indagine, si sarebbe tessuta una trama di coordinamento, un “accordo segreto” finalizzato non soltanto all’acquisizione di una posizione di forza dentro Mediobanca, ma con l’obiettivo, più ambizioso, di puntare successivamente al gruppo Assicurazioni Generali. Questo disegno, che prevedeva acquisti coordinati di azioni, avrebbe violato, secondo gli inquirenti, le regole bancarie e finanziarie, tentando al contempo di nascondere al mercato l’esistenza di tali patti paralleli. La strategia di Milleri, la cui mente visionaria aveva concepito la conquista di piazzetta Cuccia come un primo passo verso un rafforzamento europeo di Generali diverso dai piani dell’amministratore delegato Philippe Donnet, si è dunque scontrata con l’insorgere delle indagini.

Le reazioni dei mercati e il quadro accusatorio

La diffusione delle notizie riguardanti gli indagati, sebbene avvenuta in un pomeriggio di giovedì con la Borsa già aperta, ha prodotto un immediato contraccolpo sui listini, con il titolo Mps che ha registrato una significativa flessione, cedendo around il 4,5 per cento in quella stessa seduta. Il giorno seguente, nonostante il panico iniziale sembri parzialmente riassorbito, il titolo della banca senese ha continuato a chiudere in territorio negativo, mentre Mediobanca ha mostrato una relativa tenuta. Se le reazioni di Piazza Affari sono state tangibili, va tuttavia osservato come le accuse della procura, per come sono sinora trapelate, appaiano piuttosto generiche, lasciando intravedere, secondo alcune voci, una certa difficoltà nel reperire prove decisive a sostegno dell’impianto accusatorio.

I fronti aperti e la sfida di Milleri

L’avvio formale dell’inchiesta ha di fatto costretto Francesco Milleri a un difficile esercizio di equilibrio, obbligandolo a presidiare simultaneamente tre fronti di notevole complessità. Oltre alla gestione della posizione in Mediobanca e alla delicata situazione in Mps, il manager si trova infatti a dover affrontare la relazione con gli eredi di Leonardo Del Vecchio all’interno di Delfin, che si prospetta come la sfida forse più ardua. L’ostacolo alle autorità di vigilanza, come Consob, Bce e Ivass, rappresenta l’altro capo d’accusa che grava sugli indagati, i quali avrebbero, secondo la procura, cercato di occultare la vera natura delle loro mosse finanziarie, impedendo così un’effettiva e trasparente supervisione del mercato.

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