Bulgaria, Radev vince con il 38%: il suo partito nuovo stravince le ottave elezioni in cinque anni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Sofia, domenica 19 aprile. Un turno elettorale che sembrava l’ennesimo capitolo di una crisi senza fine si è invece trasformato, stando ai primi exit poll, in un terremoto politico. Il partito Bulgaria Progressista, formazione nata attorno alla figura dell’ex presidente della Repubblica Rumen Radev, ha ottenuto circa il 38% dei consensi, un risultato che lo proietta come prima forza del paese e che ridisegna radicalmente gli equilibri di un parlamento storicamente frammentato.

Le rilevazioni condotte all’uscita dei seggi, due per la precisione, raccontano un crollo verticale del vecchio establishment. Il Gerb, il partito conservatore dell’ex premier Boyko Borissov che per anni ha dominato la scena, si è fermato a un sorprendente 16%. Poco più indietro, la coalizione liberale Pp-Db (Proseguiamo il Cambiamento–Bulgaria Democratica) arranca intorno al 14%, evidenziando come il tradizionale asse moderato non sia riuscito a intercettare la domanda di discontinuità radicale che attraversa il paese.

Ottavo voto anticipato in cinque anni, un record di instabilità

I bulgari sono stati chiamati alle urne ancora una volta, e questo dato – l’ottavo appuntamento elettorale anticipato dal 2021 – pesa come un macigno sulla coscienza collettiva. Le urne, aperte alle 7 locali (le 6 in Italia), hanno accolto un elettorato stanco di vedere governi tecnici e maggioranze naufragate prima ancora di prendere il largo. È la fotografia di un sistema politico incapace, finora, di produrre coalizioni solide: un parlamento troppo frammentato che ha costretto il paese a una spirale di consultazioni ripetute, senza mai trovare quella stabilità necessaria per governare.

Radev, che ha costruito la sua ascesa su un misto di populismo pragmatico e promesse di lotta senza quartiere agli oligarchi, ha saputo capitalizzare questa stanchezza. Il suo partito, nato da pochi mesi, ha spazzato via le vecchie sigle grazie a un messaggio semplice: chiudere con la corruzione e restituire efficienza a uno stato percepito come preda di pochi potenti.

Il “top gun” filo-russo che sfida l’Europa

La figura di Radev, però, è tutt’altro che lineare. Ex comandante dell’aeronautica militare, soprannominato “top gun” per le sue abilità di pilota, l’uomo ha sempre mantenuto una posizione ambivalente – per non dire apertamente critica – nei confronti della linea atlantista. Le sue dichiarazioni passate, che molti osservatori hanno definito filo-russe, hanno acceso più di un allarme a Bruxelles, dove la stabilità della periferia dell’Unione è già messa a dura prova da altri fronti.

Il rischio, per l’Europa, è che Sofia adotti una posizione più morbida verso Mosca proprio mentre il conflitto in Ucraina entra in una fase delicata. Radev, dal canto suo, ha sempre respinto le accuse di essere un burattino del Cremlino, rivendicando invece un approccio “realista” basato sugli interessi nazionali. Ma la sua guerra dichiarata agli oligarchi – molti dei quali legati a doppio filo a network di potere corrott – potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio, capace di destabilizzare ulteriormente un sistema già fragile.

Una direzione obbligata tra crisi democratica e nuovi equilibri

Con il 38% delle preferenze, Bulgaria Progressista non avrebbe bisogno di molti alleati per formare un governo, anche se la maggioranza assoluta resta un traguardo lontano. Il crollo del Gerb al 16% e della coalizione liberale al 14% lascia spazio a un’area di centro-destra e sinistra tradizionale che dovrà necessariamente fare i conti con l’ascesa di questa nuova forza. Le prossime ore saranno decisive per capire se gli exit poll verranno confermati dallo scrutinio vero e proprio; ma il dato politico, al momento, è inequivocabile: gli elettori bulgari hanno scelto la discontinuità radicale.

Non si tratta, occorre ribadirlo, di un semplice cambio di guardia. È la prima volta, in questi cinque anni di stallo perpetuo, che una forza politica riesce a incardinare un consenso così ampio senza passare per le mediazioni dei partiti storici. Radev, da presidente uscente, ha giocato la carta dell’uomo solo al comando, del tecnico che sa come sbloccare le ingranaggi arrugginite dello stato. E i numeri, per ora, gli danno ragione.

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