Fibromialgia, lo studio genetico su 2,5 milioni di persone ne conferma l'origine neurologica

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Per anni, a chi soffriva di fibromialgia è stato detto che il dolore era nella sua testa, frutto di un disagio psicologico o di una soglia di sopportazione particolarmente bassa. Una frase che, nella sua apparente rassicurazione, finiva per alimentare un senso di incomprensione e di solitudine in chi convive con una sindrome che, pur essendo molto invalidante, non lascia tracce visibili negli esami tradizionali.

Ora, il più grande studio genetico mai condotto sulla materia, pubblicato su Nature Medicine, fornisce una risposta chiara e supportata dai numeri a un dilemma che ha afflitto pazienti e medici per decenni: la fibromialgia ha una solida base biologica, e il suo cuore pulsante va ricercato nel sistema nervoso e nel modo in cui il cervello elabora il dolore.

26 regioni del genoma sotto la lente d'ingrandimento

La ricerca, che ha visto la collaborazione di 53 scienziati provenienti da sette paesi e coordinata dal King's College di Londra, ha setacciato il DNA di oltre 2,5 milioni di adulti. Di questi, circa 55.000 avevano una diagnosi certa di fibromialgia. Un campione di dimensioni mai viste prima, che ha permesso ai ricercatori di individuare con sicurezza 26 regioni del genoma in cui specifiche varianti del DNA sono più frequenti nei pazienti rispetto alla popolazione sana.

La maggior parte dei geni che risiedono in queste aree, come spiegano i ricercatori, è direttamente coinvolta nelle funzioni cerebrali e nervose, gettando le basi per una nuova comprensione della patologia che, come ha dichiarato la professoressa Frances Williams del King's College, "rappresenta un problema nell'elaborazione del dolore".

Il legame inaspettato con la malattia di Huntington

Tra le ventisei varianti individuate, una in particolare ha catturato l'attenzione degli scienziati per la sua sorprendente collocazione: il gene HTT. Si tratta dello stesso gene che, quando mutato in modo diverso, è noto per causare la malattia di Huntington, un raro e grave disturbo neurodegenerativo. La scoperta non significa che chi ha la fibromialgia sia a rischio di sviluppare Huntington; le mutazioni responsabili delle due patologie sono infatti differenti e si trovano in zone distinte dello stesso gene.

Tuttavia, il collegamento è di grande interesse perché un'altra variante individuata nello studio, relativa al recettore GPR52, è coinvolta nella regolazione proprio del gene HTT. Questo recettore è già oggetto di studi come possibile bersaglio farmacologico per la malattia di Huntington, aprendo quindi l'inaspettata possibilità che una ricerca farmacologica già in corso possa un giorno portare benefici anche ai pazienti con fibromialgia.

La sovrapposizione genetica con altri disturbi

Lo studio non si è limitato a confermare una base genetica per la sindrome, ma ha anche svelato un'intricata rete di connessioni con altre condizioni cliniche. È emersa infatti una significativa sovrapposizione genetica tra la fibromialgia e disturbi come il mal di schiena cronico, la sindrome dell'intestino irritabile e il disturbo post-traumatico da stress.

Questa condivisione di meccanismi biologici all'interno del sistema nervoso potrebbe spiegare perché queste patologie spesso si presentino insieme negli stessi pazienti, un fenomeno che i clinici osservano da tempo ma che ora trova una prima, solida spiegazione a livello molecolare. È la riprova che non si tratta di disturbi isolati, ma di un cluster di sindromi accomunate da una radice genetica e fisiopatologica profonda.

Geni e ambiente: i fattori scatenanti

Avere una o più di queste varianti genetiche, sebbene aumenti il rischio, non è però una condanna. Gli autori dello studio sottolineano che la genetica non è l'unico fattore determinante: per scatenare la sindrome, anche chi possiede molte di queste varianti potrebbe aver bisogno di un ulteriore fattore scatenante, come una condizione artritica particolarmente dolorosa. In altre parole, la predisposizione genetica può creare il terreno fertile, ma a innescare la malattia potrebbero essere eventi ambientali o altri fattori di rischio.

La comprensione di questa complessa interazione tra geni, esposizioni ambientali e stile di vita sarà, come ha dichiarato la dottoressa Nasa Sinnott-Armstrong del Fred Hutch Cancer Center, cruciale per sviluppare strategie di intervento più mirate, dalla prevenzione al trattamento.

Implicazioni per il futuro e la ricerca clinica

I risultati di questa imponente ricerca non si traducono immediatamente in un test genetico per la diagnosi o in una nuova terapia pronta all'uso. Il loro valore è tuttavia inestimabile, perché forniscono per la prima volta una mappa chiara delle vie biologiche da esplorare. Aver confermato la natura neurologica della fibromialgia, spostando l'attenzione da un'ipotetica componente autoimmune a un'effettiva alterazione dei circuiti del dolore, è un cambio di paradigma che orienterà la ricerca futura verso nuovi e più promettenti orizzonti farmacologici.

Per i milioni di pazienti in tutto il mondo, è la conferma che il loro dolore non è immaginario e che la scienza sta finalmente costruendo gli strumenti per comprenderlo e, si spera, per affrontarlo in modo più efficace.

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