Prevenzione neurologica, Zappia (Sin): intervenire sui fattori di rischio per contrastare le malattie neurodegenerative

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Un cambio di paradigma culturale e scientifico, quello che vede nella prevenzione primaria uno strumento cruciale per arginare l'impatto delle patologie neurologiche, sta guadagnando terreno nel dibattito istituzionale e medico. Nel corso di un'iniziativa promossa al Senato, dedicata alla salute del cervello e alle prospettive future delle politiche sanitarie, è emersa con chiarezza la necessità di tradurre le evidenze della ricerca in azioni concrete e coordinate. La senatrice Tilde Minasi, intervenendo alla conferenza stampa, ha ricordato come le malattie degenerative neurologiche colpiscano oltre tre miliardi di persone nel mondo, un dato dell'Organizzazione mondiale della sanità che da solo dovrebbe imporre una riflessione profonda sulla necessità di lavorare sistematicamente sulla prevenzione. L'incontro è stato anche l'occasione per la firma di un protocollo d'intesa tra la Società italiana di neurologia (Sin), la Croce rossa italiana e la Fondazione Aletheia, un accordo che si inserisce nel solco della campagna One Health, quella visione integrata della salute umana, animale e ambientale che il ministero ha avviato da tempo.

Il ruolo del ministero e la svolta sugli stili di vita

Il capo del Dipartimento One Health del ministero della Salute, Giovanni Leonardi, ha ribadito con forza come il dicastero intenda rafforzare il proprio impegno nel campo della prevenzione delle malattie neurologiche, puntando in modo deciso sulla promozione di stili di vita corretti e su una collaborazione sempre più stretta tra istituzioni centrali, società scientifiche e Regioni. Gli stili di vita, ha spiegato Leonardi, sono determinanti: una sana alimentazione, l'attività fisica costante, un corretto equilibrio del rapporto sonno-veglia rappresentano pilastri fondamentali, così come l'abuso di alcol e il fumo costituiscono due elementi che incidono pesantemente sull'insorgenza e la progressione delle malattie neurodegenerative. A testimonianza dell'impegno concreto, Leonardi ha citato il Fondo per l'Alzheimer, finanziato con 34 milioni di euro, esempio virtuoso di collaborazione tra il ministero e le Regioni, e ha ricordato che nell'ambito del Piano nazionale per la salute mentale ben il trenta per cento delle risorse viene destinato proprio ad attività di prevenzione. Un approccio, questo, che non mira soltanto ad allungare l'aspettativa di vita, ma a incrementare gli anni vissuti in buona salute, garantendo una reale qualità dell'esistenza ai cittadini.

Le basi scientifiche di un approccio preventivo

A dare sostanza scientifica a queste indicazioni ci pensa la comunità neurologica internazionale, che da tempo ha accumulato evidenze solide sul potenziale della prevenzione. La stessa Società italiana di neurologia, per bocca di Alessandro Zappia, sottolinea come nelle malattie neurodegenerative la prevenzione rappresenti un elemento nuovo che sta emergendo con forza, ma che poggia su fondamenta scientifiche ormai inattaccabili. Studi recenti, come quelli pubblicati sulla prestigiosa rivista *Lancet*, hanno aggiornato il quadro dei fattori di rischio modificabili, aggiungendo ai già noti problemi di vista non trattati e alti livelli di colesterolo LDL, portando a quattordici il numero dei fattori su cui è possibile intervenire. Eliminando o riducendo questi fattori – che vanno dall'ipertensione al diabete, dall'obesità all'inattività fisica, passando per la perdita uditiva, il fumo, l'eccesso di alcol, la depressione, l'isolamento sociale, lo scarso livello di istruzione, i traumi cranici e l'inquinamento atmosferico – si potrebbe prevenire circa il 45% dei casi di demenza. Un dato impressionante, che trasforma la prevenzione da opzione a necessità improrogabile.

L'approccio One Health e le iniziative sul territorio

L'intesa siglata al Senato si colloca quindi all'intersezione tra ricerca scientifica, impegno istituzionale e azione sul territorio, un connubio reso possibile dall'approccio One Health che vede la salute umana inscindibilmente legata a quella dell'ambiente in cui viviamo. Non si tratta di enunciazioni di principio, ma di iniziative che iniziano a prendere forma concreta, come i "Villaggi della Salute" promossi dalla One Health Foundation, progetti itineranti che portano screening gratuiti e informazione sanitaria direttamente nelle piazze, rivolgendosi in particolare a quelle fasce di popolazione che spesso sfuggono ai circuiti tradizionali della prevenzione. Iniziative che mirano a coinvolgere anche i più giovani, formando "Ambasciatori della salute" negli atenei, perché il messaggio della prevenzione passi attraverso un canale peer-to-peer, rendendo più efficace la divulgazione scientifica e culturale. L'obiettivo, come emerso dagli interventi, è diffondere una nuova cultura della salute, che parta proprio dai corretti stili di vita e dalla consapevolezza che proteggere il cervello è possibile, e che si tratta di un investimento che deve durare tutto l'arco della vita.

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