Camminare non basta: la sfida del diabete si vince con un mix di attività fisica

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Non si tratta di una semplice raccomandazione sul tenersi in movimento, né di un generico consiglio da abbinare alla dieta. L’attività fisica, per chi convive con il diabete, rappresenta oggi un vero e proprio pilastro terapeutico, un elemento integrante della cura al pari della terapia farmacologica. A lanciare questo messaggio, che definiremmo netto e privo di ambiguità, è la Società Italiana di Diabetologia (Sid), la quale, sulla scorta di evidenze scientifiche consolidate, invita a superare la vecchia concezione che vedeva nel moto un mero supporto. La novità, semmai, risiede nella consapevolezza che non tutte le attività sono equivalenti e che, anzi, affidarsi esclusivamente alla passeggiata quotidiana potrebbe rivelarsi un approccio riduttivo, se non addirittura inadeguato, rispetto alla complessità della patologia.

Certamente, camminare fa bene: migliora la salute del cuore, aiuta a tenere a bada la pressione arteriosa e contribuisce a ridurre i livelli di colesterolo. Nessuno mette in discussione questi effetti positivi. Il punto, però, è un altro. La Sid, attraverso le parole della sua presidente, Raffaella Buzzetti, sottolinea come le più recenti acquisizioni scientifiche spingano verso un concetto nuovo, quello della varietà. Non basta più, insomma, accumulare chilometri con passo costante; è necessario invece sollecitare l'organismo in modi differenti, alternando stimoli metabolici e muscolari per ottenere un effetto davvero incisivo sul controllo della glicemia e sulla salute generale del paziente.

Il rischio cardiovascolare e il ruolo del muscolo

Il diabete, è bene ricordarlo, non è una condizione che riguarda solo la glicemia. Il paziente diabetico convive con un rischio cardiovascolare più elevato, con una progressiva perdita di massa muscolare e con alterazioni metaboliche che, nel loro complesso, possono incidere pesantemente sulla qualità e sulla durata della vita. È qui che si inserisce la funzione specifica dell'esercizio fisico. Non ci si limita a “bruciare calorie”; si tratta piuttosto di migliorare la sensibilità all'insulina a livello cellulare, un effetto che le sole passeggiate blande faticano a innescare con efficacia. Da qui la necessità di strutturare un programma che preveda anche momenti di attività di resistenza e, laddove possibile, esercizi mirati per l'equilibrio.

A supporto di questa impostazione, del resto, arrivano dati solidi da studi internazionali di lunghissimo periodo. Ci riferiamo, in particolare, alle analisi prospettiche condotte su due grandi coorti americane, il Nurses' Health Study e l'Health Professionals Follow-up Study, che hanno monitorato per oltre trent'anni le abitudini di vita di più di centodiecimila persone. Ebbene, da queste osservazioni emerge con chiarezza che chi integra la camminata con attività di forza e con esercizi più strutturati ottiene benefici metabolici superiori, in termini di prevenzione delle complicanze e di riduzione della mortalità, rispetto a chi si affida al solo passo spedito.

Oltre la passeggiata: la prescrizione dell'esercizio

Il concetto che i diabetologi italiani vogliono radicare è quindi quello di una vera e propria “prescrizione” dell'esercizio. Così come si stabilisce il dosaggio di un farmaco, allo stesso modo si dovrebbero indicare al paziente tipologia, intensità e frequenza dell'attività motoria. Non si tratta di diventare atleti, sia chiaro, ma di introdurre nel proprio stile di vita elementi di discontinuità. Alternare sessioni di camminata a passo sostenuto con brevi circuiti di potenziamento muscolare, dedicarsi al nuoto che coinvolge tutta la muscolatura, o magari sperimentare discipline come il tai chi o lo yoga, che migliorano l'equilibrio e riducono lo stress, si rivela una strategia vincente. La sfida, insomma, non è più solo quella di muoversi, ma di farlo in modo intelligente e diversificato, trasformando l'attività fisica in uno strumento di cura dalla potenza paragonabile, se non superiore, a quella di molte terapie.

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