Il sonno, un marcatore precoce per le malattie neurodegenerative: la ricerca dell’Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna
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Redazione Salute
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Il sonno, lungi dall’essere un mero stato di quiescenza fisica e mentale, si rivela un processo attivo e complesso, la cui alterazione può rappresentare il primo, subdolo segnale di patologie ben più gravi, in particolare di natura neurodegenerativa. Se ne è parlato in occasione della Giornata Mondiale del Sonno, che cade il terzo venerdì di marzo -4, e quest’anno l’attenzione si è focalizzata su quanto la qualità del riposo notturno sia intrinsecamente legata non solo al benessere quotidiano, ma anche alla possibilità di diagnosticare precocemente malattie come il Parkinson. In questo ambito, l’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna si pone all’avanguardia, conducendo ricerche che mirano a decifrare i messaggi nascosti nei disturbi del sonno, trasformandoli in opportunità terapeutiche e diagnostiche prima che i sintomi classici della malattia si manifestino conclamati.
Lo studio BRAVA e la sfida del disturbo comportamentale del sonno REM
Tra i progetti di punta portati avanti dall’istituto bolognese spicca BRAVA, acronimo di *Behaviours in REM sleep: personalised Automatic 3D Video Analysis as novel tool to detect alpha-synucleinopathies*. Si tratta di uno studio europeo, della durata di tre anni a partire dal 2022, focalizzato sul Disturbo del Comportamento del Sonno REM (RBD), una condizione particolare in cui la normale atonia muscolare, che caratterizza la fase REM e ci impedisce di “mettere in scena” i sogni, viene a mancare. Chi ne è affetto, e i partner di letto ne sono spesso i primi testimoni, può muoversi, parlare, gesticolare o persino alzarsi, agendo i propri contenuti onirici. Sebbene possa sembrare un disturbo isolato e di limitata gravità, la comunità scientifica lo riconosce oggi come uno dei più promettenti marcatori predittivi delle alfa-sinucleinopatie, quella famiglia di malattie che include il morbo di Parkinson, la demenza a corpi di Lewy e l’atrofia multisistemica. L’obiettivo di BRAVA è ambizioso: sviluppare e validare una tecnologia basata sull’analisi video tridimensionale, implementata con algoritmi di intelligenza artificiale, che possa identificare in modo automatico, preciso e non invasivo i pazienti con RBD, ponendo le basi per un monitoraggio che un giorno potrebbe essere effettuato persino nell’ambiente domestico, senza la necessità di complessi e costosi esami in centri specializzati.
Dall’atonia muscolare ai biomarcatori: il progetto DREAMER per predire la conversione in Parkinson
Parallelamente a BRAVA, l’IRCCS bolognese è partner di un altro significativo progetto di ricerca, denominato DREAMER, che si propone di approfondire il ruolo della cosiddetta RSWA, ovvero l’assenza di atonia muscolare durante il sonno REM in soggetti che non manifestano ancora il comportamento messo in atto tipico del disturbo conclamato. Questa condizione, definita “isolata”, è vista come un potenziale precursore del RBD stesso e, di conseguenza, delle malattie neurodegenerative a esso correlate. Lo studio, che beneficia di finanziamenti nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), mira a costituire una coorte di pazienti da seguire prospetticamente nel tempo per comprendere quali fattori, neurofisiologici e biologici, determinino l’evoluzione verso la patologia conclamata. L’analisi integrata di marcatori corticali, del tronco encefalico e di biomarcatori circolanti, portata avanti sotto la supervisione scientifica di Giuseppe Plazzi per l’unità di Bologna, potrebbe fornire gli strumenti per caratterizzare l’iRBD (isolated REM sleep behavior disorder) e, soprattutto, per prevedere con maggiore accuratezza il timing e la probabilità della sua conversione in una delle sinucleinopatie. Una comprensione, questa, che aprirebbe la strada a interventi terapeutici precoci, potenzialmente in grado di modificare il decorso della malattia.
Oltre la ricerca: l’approccio integrato ai disturbi del sonno
L’attività dell’Istituto delle Scienze Neurologiche non si limita alla ricerca di frontiera, ma si traduce in un approccio clinico multidisciplinare che vede la collaborazione di neurologi, neurofisiopatologi e altri specialisti. La professoressa Francesca Bisulli, associata di Neurologia all’Università di Bologna e attiva presso l’IRCCS, rappresenta un esempio di questa integrazione tra attività assistenziale e studio, con un curriculum che spazia dall’epilettologia alla medicina del sonno, a dimostrazione di quanto questi ambiti siano sempre più interconnessi. La diagnosi precoce, resa possibile dall’attenzione verso i disturbi del sonno come quello comportamentale in fase REM, diventa così il cardine di una neurologia che non si limita a curare i sintomi, ma cerca di anticipare la malattia, offrendo ai pazienti e alle loro famiglie una speranza concreta. La strada è ancora lunga e complessa, ma la direzione intrapresa dai centri specializzati come quello di Bologna è chiara: ascoltare il sonno per capire e proteggere il cervello.




