L'eccidio delle Fosse Ardeatine e il dibattito sulla memoria: tra omissioni e cortei

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Quello che accadde il 24 marzo 1944 alle Fosse Ardeatine – dove 335 uomini furono uccisi per rappresaglia dalle truppe naziste dopo l’attentato di via Rasella – resta una ferita aperta nella storia italiana. Un crimine che, come ha ricordato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, impone alle istituzioni il dovere di trasmettere la memoria, affinché le nuove generazioni sappiano. Ma è proprio sulle parole scelte per quel ricordo che si accende, anno dopo anno, la polemica.

La nota ufficiale di Palazzo Chigi, pur definendo l’eccidio «una delle ferite più laceranti inferte a Roma e all’Italia intera», ha attribuito la responsabilità esclusivamente alle «truppe naziste di occupazione», omettendo ogni riferimento al ruolo attivo dei fascisti della Repubblica Sociale Italiana. Una scelta che, per il terzo anno consecutivo, ha sollevato le critiche dell’Anpi e delle forze di sinistra, secondo cui si tratta di un’amnesia storica inaccettabile.

Intanto, a Roma, oltre mille studenti hanno sfilato in corteo nel quartiere Garbatella, lasciando fiori al Mausoleo Ardeatino e applaudendo al ricordo delle vittime. Un gesto che, al di là delle polemiche politiche, dimostra come quella memoria – fatta di nomi, storie e lutti concreti – continui a vivere tra i più giovani.

Durante la cerimonia ufficiale, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deposto una corona d’alloro, accompagnato dalle massime cariche istituzionali, tra cui il sindaco Roberto Gualtieri e il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca. La lettura dei nomi delle vittime, come sempre, ha scandito il momento più toccante, restituendo dignità a chi, altrimenti, rischierebbe di diventare soltanto un numero.

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