Diletta Leotta e lo spot U-Power: il Giurì blocca la pubblicità, ma il patron difende la scelta

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’Istituto di autodisciplina pubblicitaria ha ordinato la cessazione dello spot di U-Power, marchio di calzature antinfortunistiche, che vedeva protagonista Diletta Leotta in una scena ritenuta controversa. Nelle immagini, la conduttrice televisiva, in minigonna, si esibisce su un palco mentre un bambino, posizionato poco più in basso, fissa estasiato le sue gambe. Una rappresentazione che il Giurì, nella pronuncia n.15/2025 del 9 maggio, ha giudicato in contrasto con l’articolo 11 del Codice di autodisciplina pubblicitaria, il quale vieta esplicitamente l’utilizzo di atteggiamenti a sfondo sessuale che coinvolgano minori.

Franco Uzzeni, fondatore dell’azienda con sede a Paruzzaro, in provincia di Novara, ha reagito senza mezzi termini alla decisione. «La malizia sta negli occhi di chi guarda», ha dichiarato, sottolineando come lo spot abbia comunque ottenuto un riscontro positivo in termini di vendite. «Almeno sappiamo che è stato visto e apprezzato», ha aggiunto, lasciando intendere che la polemica non abbia intaccato il successo commerciale della campagna.

La vicenda, però, non si esaurisce con il semplice ritiro della pubblicità. A sollevare per prima la questione è stata Selvaggia Lucarelli, seguita dall’intervento di Paola Ferrari e del Moige (Movimento italiano genitori), che hanno spinto il Giurì a valutare la compatibilità dello spot con le norme deontologiche. Ferrari, in particolare, ha rivendicato il proprio ruolo nella procedura, affermando che l’iniziativa congiunta ha portato a un risultato «dovuto», considerato il carattere «palesemente inappropriato» della rappresentazione.

Giuseppe Cruciani, durante la trasmissione La Zanzara, ha espresso una posizione diametralmente opposta, definendo l’episodio come la prova di un Paese ipocrita. «Un bambino che guarda le gambe di una donna è una cosa meravigliosa», ha sostenuto, scatenando ulteriori reazioni. Le sue parole, tuttavia, non sembrano aver influenzato il percorso giudiziario, che ha seguito il suo corso sulla base delle norme esistenti.

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