Megan Gale resta testimonial di Iliad: il Giurì della pubblicità boccia il ricorso di Fastweb Vodafone

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, lo Iap, ha ufficialmente respinto il ricorso presentato da Fastweb+Vodafone contro la campagna di Iliad che vede protagonista l’attrice e modella australiana Megan Gale, la quale – come molti ricorderanno – fu per anni il volto storico di Omnitel prima e di Vodafone poi tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila.

La decisione, arrivata al termine di un’udienza che si è tenuta nella giornata di martedì 26 maggio, sancisce dunque la piena legittimità dello spot intitolato “Poche cose sono per sempre”, che l’operatore francese potrà continuare a trasmettere regolarmente su tutte le piattaforme, televisive e digitali, senza dover apportare alcuna modifica al messaggio pubblicitario oggetto del contendere.

Le motivazioni del ricorso e la contestazione del “colore rosso”

Fastweb+Vodafone, l’entità nata dalla fusione tra l’operatore guidato da Walter Renna e il vecchio marchio rosso (acquisito di recente dagli svizzeri di Swisscom), aveva chiesto l’immediata sospensione della campagna, lamentando un presunto “indebito e ingiustificato agganciamento alla notorietà e all’immagine aziendale di Vodafone”.

Nella diffida, gli avvocati della società contestavano non solo la scelta di recuperare una testimonial così iconica per il competitor, ma anche dettagli stilistici specifici: in particolare, il fatto che Megan Gale appaia nello spot vestita di rosso, un colore che – a loro dire – identificherebbe il marchio Vodafone fin dal suo arrivo sul mercato italiano nel 2003.

Secondo il ricorrente, questa sovrapposizione di elementi sarebbe stata volutamente studiata per creare confusione nel pubblico, sfruttando in modo parassitario il capitale di fiducia accumulato in passato dall’ex testimonial.

La replica di Iliad e il precedente Valentino Rossi

La difesa di Iliad, rappresentata dall’amministratore delegato Benedetto Levi, ha invece smontato punto per punto le accuse, ricordando come il mercato della telefonia sia costellato di “cambi di casacca” illustri. In una memoria depositata dai legali, l’operatore francese ha sottolineato che se si dovesse dare ragione a Fastweb, si rischierebbe di creare una sorta di “esclusiva perpetua” sui testimonial, un principio insostenibile sia per il diritto civile che per il Codice di Autodisciplina.

Tra gli esempi portati a sostegno della tesi, spicca il caso di Valentino Rossi: il campione di motociclismo, dopo essere stato il volto di Alice (Telecom Italia), passò senza particolari conseguenze legali a Fastweb nel lontano 2006, a dimostrazione di come la libertà professionale di un artista debba prevalere sugli interessi di un brand una volta scaduti i vincoli contrattuali.

La pronuncia dello Iap e i precedenti nel settore

Il Giurì, esaminati gli atti e sentite le parti in causa, ha quindi stabilito che “le comunicazioni esaminate non sono in contrasto con il Codice di Autodisciplina”. Gli esperti hanno rilevato che, a differenza delle campagne storiche di Omnitel dove la modella vestiva i panni di una sorta di supereroe ecosostenibile, la nuova rappresentazione la mostra come una persona reale, inserita nella vita quotidiana di Milano.

I giudici della pubblicità hanno inoltre ribadito che il rosso – nonostante sia storicamente associato a Vodafone – non può essere considerato un elemento di esclusiva, essendo utilizzato da una pluralità di operatori del settore (tra cui Tim, Coopvoce e la stessa Iliad dal suo sbarco in Italia nel 2018).

La querelle, che ha richiamato l’attenzione degli addetti ai lavori per il suo sapore vagamente nostalgico, si chiude dunque con una vittoria per l’operatore low cost, in attesa del deposito delle motivazioni ufficiali che verranno pubblicate dall’Iap nei prossimi giorni.

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