Megan Gale torna in tv per Iliad, ma Fastweb chiede lo stop dello spot: "Sfrutta indebitamente l'immagine di Vodafone"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Per chi era incollato allo schermo tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, bastano pochi secondi per riconoscerla: Megan Gale, da allora, è rimasta un’icona pubblicitaria. Dopo quasi vent’anni, eccola tornare protagonista in una campagna nazionale, ma non certo per il marchio che l’ha resa celebre. Stavolta, l’operatore scelto è Iliad, che ha lanciato la nuova campagna intitolata “Poche cose sono per sempre”. Nello spot, che sarà visibile in tv a partire dal 10 maggio, la modella australiana attraversa le strade di Milano – la location scelta è piazza Tommaseo – indossando un abito rosso, mentre i passanti la riconoscono e commentano il suo passaggio al nuovo gestore. “Ho deciso di cambiare”, dice lei, ribaltando così l’immagine di fedeltà che l’aveva legata per quasi un decennio a Omnitel prima e a Vodafone poi.
La mossa di Iliad non è ovviamente casuale e segna una svolta nella sua strategia di comunicazione: per la prima volta, l’operatore guidato da Benedetto Levi ha scelto un volto noto, puntando tutto sull’effetto nostalgia che il testimonial esercita su un’intera generazione di italiani. Lo stesso slogan, ironico e diretto, gioca sulla rottura di una continuità che sembrava eterna. Il filmato è diventato subito virale sui canali social, e già prima della messa in onda televisiva aveva innescato un meccanismo di riconoscimento immediato. Il meccanismo è volutamente semplice, e proprio per questo efficace: la Gale viene fermata per strada da un cittadino che le chiede cosa stia facendo nella pubblicità di un altro operatore, e la risposta suggella il passaggio di consegne.
La replica di Fastweb: una diffida in 24 ore
L’operazione, però, non è piaciuta affatto a Fastweb, che dal primo gennaio scorso ha inrato Vodafone Italia diventandone licenziataria del marchio. Nella giornata di ieri, 7 maggio, l’azienda ha inviato una formale diffida a Iliad, contestando la campagna sotto diversi profili legali. Secondo la lettera, resa pubblica dallo stesso Levi sul proprio profilo LinkedIn con un commento ironico – “Tutto cambia. Tutti possono cambiare. Ma non a tutti il cambiamento piace” – lo spot costruirebbe un indebito agganciamento alla notorietà del marchio Vodafone, sfruttando il valore evocativo della modella che ne è stata il volto simbolico tra il 1999 e il 2008.
Non solo: nella missiva, Fastweb contesta l’uso del vestito rosso, ritenendolo un ulteriore elemento di confusione volto a richiamare l’identità visiva dell’ex competitor, e considera l’intera operazione un atto di concorrenza sleale ai sensi dell’articolo 2598 del codice civile, oltre che una violazione delle norme del codice di autodisciplina della comunicazione commerciale. L’accusa, insomma, è quella di avere utilizzato il “valore evocativo” del personaggio per indurre i consumitori a un collegamento improprio tra i due operatori, con un effetto denigratorio nei confronti di un marchio che, nella narrazione dello spot, viene abbandonato persino dalla sua storica testimonial.
Il precedente e la risposta dell’operatore francese
La richiesta di Fastweb è categorica: cessazione immediata della campagna su qualsiasi mezzo, con un ultimatum di 24 ore per avere conferma del ritiro. Un atteggiamento che qualcuno, non senza una certa ironia, ha letto in controluce considerando un curioso precedente: nel 2006, infatti, fu proprio Fastweb a soffiare Valentino Rossi alla Tim, utilizzando allora il campione nella propria comunicazione dopo che questi era stato il volto dell’operatore rivale per anni. Un dettaglio che non sfugge a chi segue le battaglie del settore e che rende la posizione odierna dell’azienda almeno discutibile sul piano dell’opportunità.
Al momento, Iliad non ha annunciato alcuna intenzione di interrompere la programmazione, nonostante la pressione legale. Lo spot, del resto, è già stato diffuso online e il tam tam mediatico è ormai innescato. Il rischio concreto, per l’operatore guidato da Levi, è quello di finire di fronte al Giurì della Pubblicità o in una causa civile per concorrenza sleale, ma al momento prevale la linea della resistenza. La campagna, insomma, continua a girare e a raccogliere consensi, cavalcando proprio quella nostalgia che i legali di Fastweb considerano un’arma sleale.
Il ritorno di un’icona tra memoria e mercato
Megan Gale, dal canto suo, ha raccontato di aver vissuto il ritorno in Italia come un’esperienza profondamente emotiva. “Non sono rimasta a Milano a lungo – ha dichiarato – ma il tempo trascorso lì ha fatto riaffiorare tanti ricordi meravigliosi”. L’Italia, ha aggiunto, è rimasta vicina al suo cuore e l’opportunità di tornare a lavorare con un nuovo marchio rappresenta per lei un’occasione importante. Quella che doveva essere una semplice campagna pubblicitaria si è così trasformata in un caso giudiziario, destinato a fare discutere gli addetti ai lavori e a interrogare i confini della comunicazione commerciale.
E mentre i legali si confrontano e i social commentano l’effetto “newstalgia” dello spot, il mercato guarda con curiosità a questa sfida: da una parte il tentativo di un nuovo operatore di mordere quote attraverso la memoria collettiva, dall’altra la difesa di un’eredità commerciale che qualcuno ritiene ancora una proprietà esclusiva. Di certo, il faccia a faccia tra i due giganti delle tlc è appena iniziato, e sarà interessante osservare come evolverà nei prossimi giorni.
Meta Description: Megan Gale torna in tv per Iliad, ma Fastweb diffida l’operatore. L’accusa è di concorrenza sleale per sfruttamento dell’immagine Vodafone.




