Il ritorno di Megan Gale in tv scatena una diffida di Fastweb: “concorrenza sleale”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La newstalgia, per chi mastica di marketing, è quella formula capace di agganciare il presente a un immaginario già collettivamente sedimentato, generando però – e qui sta l’inganno – l’impressione di una novità assoluta. Nei giorni scorsi iliad ha lanciato una campagna promozionale con una testimonial che, chi all’inizio del millennio aveva già tra le mani un telefonino, non faticherà a ricordare come volto delle pubblicità Omnitel e poi Vodafone: Megan Gale, oggi cinquantunenne, torna sugli schermi dopo quasi vent’anni. Lo spot, intitolato ‘Poche cose sono per sempre’, non si è però trasformato soltanto in un’operazione nostalgia. Ha infatti aperto un vero e proprio caso nel settore delle telecomunicazioni, dando origine a uno scontro formale tra iliad e Fastweb, l’operatore che all’inizio dell’anno ha definitivamente inCorporato Vodafone Italia.
La lettera di Fastweb pubblicata dal ceo di iliad
Benedetto Levi, ceo di iliad Italia, ha condiviso su LinkedIn la diffida ricevuta da Fastweb. Nella comunicazione, l’operatore guidato ora dall’erede di Vodafone sostiene che iliad avrebbe costruito la campagna “volutamente e dichiaratamente incentrata sul valore evocativo del personaggio”. Tra le righe della missiva, l’accusa è chiara: sfruttare indebitamente la notorietà che Gale ha maturato in passato proprio all’interno del perimetro oggi riconducibile a Fastweb. Una notorietà, viene rimarcato, costruita negli anni tra il 1999 e il 2008 quando l’allora Omnitel (divenuta in seguito Vodafone) ne fece un’icona pubblicitaria. Ecco perché la compagnia minaccia ora un ricorso alle vie legali: si parla di concorrenza sleale.
Quando l’effetto nostalgia diventa un rischio legale
Qualcuno la chiama “newstalgia”, qualcun altro semplicemente “genialata”. Lo stesso meccanismo, però, si può trasformare in un boomerang. Nel 2006, e il dato non è sfuggito a chi segue le dinamiche di settore, fu proprio lei – allora testimonial di un certo operatore – a “rubare” Valentino Rossi a un’altra concorrente, Tim. La memoria della pubblicità, si sa, è corta ma non quanto sembra. E la diffida di Fastweb non nasce da un amore improvviso per i diritti d’immagine: è piuttosto il tentativo di blindare un’eredità commerciale che, a tutti gli effetti, include il volto di Megan Gale come un asset. Fastweb accusa iliad di cavalcare indebitamente quel valore, come se si trattasse di un lascito non più protetto.
Uno scontro tra ex e nuovi protagonisti delle tlc
Lo spot di iliad non ha quindi lasciato indifferenti solo gli spettatori. Ha acceso un faro su una prassi, quella del riuso dei testimonial storici, che nel settore delle telecomunicazioni è sempre stata al confine tra la genialità e la provocazione. Benedetto Levi, pubblicando la lettera, non ha aggiunto commenti: ha semplicemente messo nero su bianco il clima dello scontro. Da una parte un operatore low cost che ha costruito la sua immagine sulla trasparenza e sulla rottura degli schemi; dall’altra un colosso nato dalla fusione tra Fastweb e Vodafone, che cerca di proteggere ciò che considera un proprio diritto di esclusiva morale su un volto. Per ora non ci sono azioni giudiziarie formali depositate. Ma la lettera di diffida, già di per sé un atto formale, rappresenta il primo mattone di una disputa che potrebbe allungarsi nei prossimi mesi.




