Fastweb chiede a Iliad di ritirare la pubblicità con Megan Gale: “Sfrutta indebitamente l’immagine storica di Vodafone”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La nuova campagna pubblicitaria di Iliad, quella che riporta sugli schermi – dopo quasi vent’anni di assenza – il volto di Megan Gale, non ha convinto solo il pubblico. Anzi. Mentre lo spot, già virale sui social e destinato a occupare le pause televisive a partire dal 10 maggio, gioca sulla cosiddetta “newstalgia” (quel meccanismo sottile che riattiva memorie affettive per venderci qualcosa di nuovo), c’è chi quel ricordo lo considera una proprietà. E lo ha fatto sapere per iscritto. Fastweb, insieme a Vodafone (entità oggi legate a doppio filo dopo l’operazione che ha ridisegnato il mercato), ha inviato una lettera formale a Iliad Italia. Il contenuto? Una richiesta secca: ritirare lo spot. La motivazione, altrettanto netta, ruota attorno a un presunto “sfruttamento indebito” dell’immaginario storico legato ai vecchi spot Omnitel prima, e Vodafone poi, quelli che proprio Megan Gale interpretò tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila.

Poche cose sono per sempre? Sì, ma non per la concorrenza

Lo slogan scelto da Iliad per il suo nuovo messaggio pubblicitario, “Poche cose sono per sempre”, diventa così involontariamente ironico. Perché ciò che l’operatore francese prova a rendere eterno (quell’empatia nostalgica legata a una modella, a una voce, a un’epoca della telefonia italiana) viene invece contestato come effimero nell’uso, quanto illegittimo nella forma. Secondo la ricostruzione fornita da Fastweb – che come noto controlla quella che era Vodafone Italia – la nuova campagna non si limiterebbe a evocare un’atmosfera, ma attingerebbe in modo sistematico a un patrimonio di immagine costruito da altri. E lo farebbe con una modalità che rasenta, nelle parole della lettera, la pubblicità comparativa scorretta. Non solo: si invoca esplicitamente la fattispecie della concorrenza sleale.

Un’accusa pesante che arriva da chi, quasi vent’anni fa, giocò la stessa partita

La tensione tra i due operatori assume però una piega ulteriore, quasi romanzesca, quando si allarga lo sguardo al passato. Perché se oggi Fastweb chiede a Iliad di non cavalcare l’effetto nostalgia legato a Megan Gale, qualcuno tra gli addetti ai lavori ricorda bene che nel 2006 fu proprio l’allora Vodafone (oggi dentro Fastweb) a sottrarre un testimonial di punta a un concorrente diretto. All’epoca si trattava di Valentino Rossi, volto storico di Tim, passato poi a vestire i colori dell’operatore rivale. Una mossa allora giudicata aggressiva, certo, ma pienamente legittima. Ora, però, il conflitto non verte sul passaggio di un volto noto da un brand all’altro: il problema non è Megan Gale in sé, quanto piuttosto il fatto che lo spot ne riproponga il ruolo, la postura, la cifra stilistica, insomma tutto ciò che – sostiene Fastweb – apparteneva contrattualmente e simbolicamente a un’altra azienda. In altre parole, non è la modella ad aver cambiato gestore, è il gestore ad aver tentato di impossessarsi di un ricordo altrui.

Tra virali e contestazioni, lo spot è già un caso giudiziario in pectore

La campagna, lanciata ufficialmente nella mattinata del 6 maggio 2026, è stata accompagnata da un’escalation di visibilità sui social prima ancora del debutto tv. Megan Gale, oggi 51enne, riappare con un’eleganza matura che poco ha da invidiare alla ragazza dei vecchi commercial, e la regia gioca proprio su quella sottile differenza: il tempo è passato, ma lei – sembra dirci Iliad – è ancora un simbolo. Peccato che quel simbolo, secondo la controparte, sia già stato marchiato a fuoco da Omnitel prima e da Vodafone poi. Fastweb, con la sua lettera, non si è limitata a una protesta formale: ha chiesto la cessazione immediata della diffusione dello spot. Al momento, Iliad non ha ancora risposto ufficialmente, ma è lecito attendersi un contro-mossa, visto che l’operatore non è nuovo a battaglie legali in tema di comunicazione. La vicenda, insomma, contiene già tutti gli elementi per un braccio di ferro lungo: da un lato l’originalità di un’idea (la newstalgia come leva creativa), dall’altro la tutela di un’eredità commerciale che nessuna azienda è disposta a cedere senza combattere.

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