La “violenza di Stato” secondo Brambilla e il conto salato del sindaco per i bambini del bosco

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’onorevole Michela Brambilla, presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, ha scelto di alzare il tiro nel dibattito pubblico che circonda la cosiddetta “famiglia del bosco”, definendo l’allontanamento dei tre fratellini dai genitori Catherine Birmingham e Nathan Trevallion – avvenuto ormai cinque mesi fa – una vera e propria “violenza di Stato”. Nel corso di una conferenza stampa convocata a Montecitorio, alla quale hanno preso parte gli stessi genitori, i loro legali e una schiera di esperti di parte, la deputata ha rivendicato con forza il diritto della coppia a riabbracciare i figli, attualmente ospitati in una struttura protetta a Vasto; una battaglia, quella per la riunificazione del nucleo, che Brambilla ha dichiarato di non voler abbandonare fino al suo epilogo, sostenendo di voler fare da “portavoce” a quei minori che, a suo avviso, non hanno voce nei tribunali.

Nel dettaglio, la rappresentante politica ha fatto leva sul concetto di “superiore interesse del minore” – un pilastro del diritto minorile – sostenendo che, in questa specifica vicenda, sia stato clamorosamente tradito dall’operato delle autorità. A corroborare questa tesi, sono intervenuti durante l’incontro pubblico anche la Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, e lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della famiglia; costoro hanno dipinto un quadro della permanenza nella casa-famiglia molto diverso da quello auspicato dalla burocrazia, descrivendo un ambiente dove l’introduzione di cibi processati e l’esposizione prolungata agli schermi – mali tipici della società moderna – starebbero sostituendo la vita all’aria aperta che i piccoli conducevano in precedenza. La stessa Terragni, in un’analisi dal tono quasi paradossale, ha evidenziato come il contesto protetto rischi di esporre i bambini a quei rischi (obesità, dipendenze digitali) che si cerca di scongiurare per tutti gli altri minori, riprendendo le conclusioni di una perizia secondo la quale i ragazzi mostrano segni di disregolazione psicofisiologica.

Mentre la partita politica e giudiziaria si consuma nelle aule romane, tuttavia, sul territorio pesa il nodo economico della vicenda; ne è prova la protesta del primo cittadino di Palmoli, Giuseppe Masciulli, il quale ha denunciato pubblicamente un esborso già superiore ai 50mila euro a carico del bilancio comunale. Il sindaco, visibilmente scosso da quella che definisce una gestione nebulosa del caso, ha lamentato l’assenza di un progetto chiaro per il futuro dei piccoli – nonostante le criticità iniziali legate alla socializzazione e all’abitazione risultino, a suo dire, ampiamente superate – e ha avvertito che, senza una definizione del percorso, i costi potrebbero lievitare ulteriormente fino a superare quota centomila euro. Questa cifra, se rapportata alla dimensione ridotta del municipio (circa 850 anime), rappresenta una pressione finanziaria non indifferente, aggravata dal fatto che l’ente è costretto ad anticipare le somme nell’attesa dei rimborsi statali previsti dalla legge.

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