Famiglia nel bosco, Brambilla alla Camera: «Crudeltà inaudita sui minori, serve una riforma»
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Redazione Interno
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La lunga scia di polemiche che avvolge la vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco” si è trasformata ieri in un vero e proprio atto politico, consumatosi tra le aule di Montecitorio. A dare voce al dolore di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, i genitori di origine anglosassone che hanno visto i propri tre figli allontanarsi da un’esistenza apparentemente votata alla quiete abruzzese, è stata la presidente della Commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza, Michela Vittoria Brambilla. La deputata di Noi Moderati, circondata da un clima di tensione palpabile, ha annunciato il deposito di un disegno di legge che mira a riscrivere le regole dell’affidamento minorile, mentre accanto a lei i genitori, visibilmente scossi, descrivevano quella che hanno definito una «crudeltà estrema» perpetrata ai danni dei loro bambini.
Al centro della conferenza stampa, convocata per fare luce sul “calvario” dei Trevallion, non c’era solo il dramma personale di una famiglia divisa, ma la denuncia di un sistema che, secondo la parlamentare, rischia di commettere errori irreparabili. Catherine, con la voce rotta dall’emozione e un fazzoletto stretto tra le mani, ha letto un messaggio che avrebbe voluto essere un semplice augurio di compleanno, trasformato invece in un atto d’accusa: «Mamma ti vogliamo bene e siamo qui, forti, in attesa di rivederti». Poche parole, quelle dei bambini rimasti in una struttura protetta, che per la madre rappresentano la prova di un «incubo senza fine». «Sono franca – ha dichiarato la donna, faticando a trattenere le lacrime – non ho mai né visto né sentito una forma di crudeltà così estrema come quella che stanno subendo i miei figli».
«Violenza di Stato» e la procedura contestata
La rabbia di Michela Brambilla, che non ha esitato a utilizzare termini duri come “violenza di Stato”, si è concentrata principalmente sulla fase istruttoria che ha portato all’allontanamento dei minori. Secondo quanto riportato dalla stessa deputata, la decisione del Tribunale – che ha sospeso la potestà genitoriale disponendo il trasferimento in una comunità – si sarebbe basata su un’istruttoria ritenuta superficiale. Nel dettaglio, a fare da fondamento al verdetto sarebbe stata la relazione di un’assistente sociale recatasi presso l’abitazione della famiglia soltanto in cinque occasioni; di queste, due visite sono state effettuate in compagnia dei carabinieri, circostanza che, come ha osservato la presidente della Commissione, lascia intendere la scarsa “armonia” dell’incontro, oltre alla totale assenza di un interprete che potesse facilitare la comunicazione con i genitori di madrelingua inglese.
«Questi bambini sono stati portati via sulla base di una decisione che poggia su basi fragili», ha tuonato Brambilla, sottolineando come la coppia rappresenti «tante altre famiglie che subiscono allontanamenti sbagliati». L’appello al ricongiungimento, lanciato sia dalla politica che dagli esperti presenti in sala (tra cui psichiatri e neuropsicologi), è stato raccolto in una proposta normativa che mira a spezzare quella che viene percepita come una discrezionalità troppo ampia dei servizi sociali.
La proposta di legge: un argine alle decisioni solitarie
Il cuore del disegno di legge presentato da Brambilla non si limita al singolo caso, ma interviene sulla procedura standard che regola l’affidamento dei minori in situazioni di presunta difficoltà familiare. La modifica sostanziale riguarda l’introduzione di un parere obbligatorio da parte di una commissione interdisciplinare di esperti; questa nuova struttura, composta da pedagogisti, neuropsichiatri e psicologi dell’età evolutiva, avrebbe il compito di affiancare la relazione dell’assistente sociale, fornendo al giudice un quadro più articolato e tecnico prima di emettere un verdetto di allontanamento. L’obiettivo dichiarato è ridurre il margine di errore in situazioni delicate, dove la rottura del legame familiare rischia di causare danni psicologici permanenti ai minori, un aspetto, quest’ultimo, più volte sottolineato dai professionisti intervenuti a sostegno della famiglia Trevallion.
Se da un lato la politica si mobilita per riscrivere le regole, dall’altro il nucleo originario della vicenda resta avvolto in una fitta rete di valutazioni contrapposte: da un lato la scelta consapevole dei genitori di vivere “off-grid” (senza allacci e seguendo un’istruzione parentale), difesa come un modello di vita alternativo ma innocuo, dall’altro il dovere dello Stato di garantire standard minimi di istruzione, salute e socializzazione per i tre piccoli, la cui esistenza era stata segnalata alle autorità in seguito a un precedente ricovero ospedaliero. In attesa di sviluppi giudiziari sul ricorso presentato dalla difesa, l’iniziativa della Camera rappresenta il tentativo più concreto, seppur politico, di restituire ai genitori quella serenità che, nelle parole strazianti di Catherine, appare ormai perduta: «Mi sento impotente, e lo sono ancora di più da donna».




