Brambilla: sì a divieto dei social per i minori ma investire su educazione digitale
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Redazione Esteri
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“Non sono contraria al divieto di iscriversi ai social per i minori di una certa età, ma questa limitazione da sola non è risolutiva. Abbiamo bisogno di sanzioni certe per le Big Tech inadempienti e di forti investimenti in educazione digitale”.
Lo ha detto Michela Vittoria Brambilla, presidente della commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, introducendo l’audizione dell’Autorità garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Marina Terragni, nell’ambito delle indagini sull’impatto di internet e delle nuove tecnologie sulla salute psicofisica delle persone di minore età e sulla disabilità tra i minori.
Brambilla, riferendosi ad alcune recenti dichiarazioni del presidente del Consiglio, ha ribadito la propria posizione, già emersa in precedenti audizioni come quelle con i ragazzi e le ragazze dell'Unicef, sottolineando come il divieto da solo non possa bastare e che sia invece necessario un forte impegno da parte delle piattaforme per rendere efficace qualsiasi limitazione, insieme al dovere dei genitori e della collettività tutta di assumersi le proprie responsabilità di fronte ai danni dell’iperconnessione.
Spetterebbe infine allo Stato colmare le lacune nella cultura del digitale che finora hanno alimentato indifferenza e negligenza verso la sovraesposizione dei giovanissimi ai valori e alle modalità di comunicazione dei social.
Il disegno di legge e l'iter parlamentare
Le parole della presidente Brambilla arrivano in un momento cruciale per il dibattito parlamentare. Dopo essere stato oggetto di accelerazioni e frenate, il disegno di legge che mira a vietare l'accesso ai social network per i minori di 15 anni è tornato in discussione al Senato. Ieri l'ottava commissione Ambiente di Palazzo Madama ha ripreso l'analisi dei testi, che fino a pochi mesi fa erano quattro.
La principale era quella bipartisan firmata da Lavinia Mennuni (Fratelli d'Italia) e Simona Malpezzi (Partito Democratico), un provvedimento che ha già ricevuto il vaglio della Commissione europea e che punta a disciplinare l'accesso ai social per tutelare i minori nella dimensione digitale. La commissione presieduta da Brambilla segue con attenzione l'iter e auspica che il Parlamento possa approvarlo al più presto, come più volte sollecitato nel corso delle sedute, mentre il governo ha già introdotto le prime misure in materia nel decreto Caivano.
Un dibattito globale e i dati sull'educazione digitale
La discussione non riguarda solo l'Italia. In molti Paesi del mondo, come Francia e Austria che hanno già approvato stringenti divieti, si sta valutando una stretta sull'accesso ai social per i più giovani. Sulla stessa strada si sono avviati i governi di Grecia, Spagna, Portogallo, Slovenia e Danimarca, mentre il Regno Unito sta preparando una delle misure più discusse, con un divieto che potrebbe estendersi fino ai 16 anni.
La posizione di Brambilla, che chiede non solo limiti ma anche investimenti, si basa su dati concreti raccolti dall'Unicef: emerge che la fiducia degli adulti nelle abilità dei cosiddetti nativi digitali è probabilmente eccessiva, dato che il 9,5% dei bambini e ragazzi tra i 9 e i 16 anni non possiede competenze per cambiare le impostazioni della privacy e uno su dieci non sa come scegliere le migliori parole chiape per le ricerche, rischiando così di imbattersi in fonti inattendibili o fake news.
La necessità di investire sulla formazione
La presidente della commissione per l'infanzia ha più volte ribadito che, qualsiasi sia l'esito della riflessione sui limiti da porre all'uso dei social e di internet, è fermamente convinta della necessità di un investimento stabile e consistente sull'educazione digitale dei ragazzi, fin dalla più tenera età, e soprattutto dei genitori. Informare e promuovere l'utilizzo consapevole della rete, dei social e degli strumenti di intelligenza artificiale non è più un'opzione, ma un'esigenza indifferibile.
In questo senso, la commissione ha già promosso eventi come “Ragazzi connessi, diritti e salute nell'ambiente digitale”, un vero e proprio question time con i giovani nel ruolo di interroganti e un panel di esperti su temi come la dipendenza, l'intelligenza artificiale e l'odio online, confermando l'urgenza di un approccio che vada oltre il semplice divieto per affrontare la complessità del rapporto tra minori e ambiente digitale.




