Verstappen entra nella storia a Monza, mentre la Ferrari arranca
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Redazione Sport
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Max Verstappen, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha consegnato alla storia del motorsport un’impresa che risuonerà per molto tempo, sigillando al Gran Premio d’Italia un record di velocità media assoluta, superiore ai 250 chilometri orari. Un primato, quello fissato nel tempio della velocità, che cancella il precedente – detenuto da Michael Schumacher con Ferrari – e che corona un weekend di pura dominanza. Ciò che colpisce, al di là del dato puro, è la perfezione con cui il pilota della Red Bull ha realizzato una strategia di assetto estremo, optando per una configurazione scarica che lo ha reso imbattibile in rettilineo; una scelta audace, la stessa che Charles Leclerc della Ferrari avrebbe voluto tentare, ma che solo Verstappen è riuscito a trasformare in un vantaggio schiacciante.
Non è mancato, tuttavia, un momento di genuina sorpresa per il campione olandese subito dopo il traguardo, quando – in pochi minuti – il suo nome è già comparso sui tabelloni come vincitore ufficiale. Un dettaglio che lo ha lasciato interdetto, al punto da chiedersi pubblicamente come fosse possibile una tale rapidità burocratica, quasi “più veloce di un pit stop della McLaren”, ha osservato con ironia. Quell’attimo di smarrimento, diventato immediatamente virale, ha mostrato per un istante il lato umano di un pilota che ormai sembra appartenga a una categoria a sé stante.
Sul fronte tecnico, la vittoria di Verstappen è il frutto di una sinergia quasi perfetta tra la vettura e chi la guida. La Red Bull, com’è noto, esprime il massimo del potenziale sui circuiti a basso carico aerodinamico, dove la sua efficienza diventa un’arma letale; a Monza, poi, il suo bilanciamento ha superato ogni previsione. Dall’altra parte, c’è una guida che – come hanno notato gli addetti ai lavori – “fa sembrare tutti stupidi”, per la sua capacità di gestire le risorse senza mai apparire in difficoltà. Una combinazione che ha reso la gara, nei fatti, poco più di una lunga sessione di prova.




