Parolin: «Un ordine mondiale smarrito, ma la Santa Sede continua a tessere vie di pace»
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Redazione Esteri
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Il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, ha dipinto un quadro internazionale di fragilità strutturale durante una lectio magistralis per il 325° anniversario della Pontificia Accademia Ecclesiastica, istituto preposto alla formazione dei diplomatici della Santa Sede. La sua analisi, che ha evitato ogni retorica consolatoria, ha evidenziato come il cosiddetto ordine multipolare contemporaneo sembri essersi smarrito, scivolando verso dinamiche pericolose dove, ha sottolineato, «l’uso della forza prevale sul diritto». In questo contesto, ha osservato il porporato, la corsa al riarmo e l’espansione dell’industria bellica non sono che il presupposto per una mera «pace armata», un equilibrio precario fondato su una reciproca sfiducia che spinge gli Stati verso l’isolamento e scelte dettate dalla paura di attacchi ipotetici.
La «carità pensante» come fondamento di una diplomazia diversa
Contro questa deriva, la missione della diplomazia pontificia, le cui radici risalgono al 1701 per volontà di papa Clemente XI, si propone come un antidoto metodologico fondato su ciò che, in una lettera indirizzata all’Accademia, il pontefice ha definito «carità pensante». Un concetto, questo, che supera l’idea della mera tattica negoziale per ancorarsi a una visione più profonda e solidale, come ha spiegato Parolin. Si tratta di un impegno che, condividendo i dolori delle popolazioni, cerca di sanarli attraverso la speranza evangelica e un’azione instancabile di mediazione, tesa a costruire ponti là dove altri innalzano muri. Una vocazione che, evolvendosi nel corso dei secoli per rispondere alle esigenze del tempo, mantiene fermo il suo scopo ultimo: servire il Successore di Pietro nel tessitura paziente di vie di pace.
I pilastri di un’azione concreta oltre la denuncia
L’intervento del Segretario di Stato non si è limitato a una denuncia, pur netta, dello stato delle cose, ma ha indicato alcune direzioni operative per una ripresa del dialogo autentico. La necessità di un ritorno a un multilateralismo efficace si è intrecciata con l’urgente promozione di soluzioni che passino attraverso la proposta educativa, la formazione e la ricerca, strumenti essenziali per edificare un bene comune che appaia oggi sempre più evanescente. La diplomazia vaticana, in questa prospettiva, si configura come un’attività che deve continuamente ascoltare le voci che in ogni regione del pianeta si levano per chiedere pace e giustizia, pilastri non negoziabili di qualsiasi ordine internazionale degno di questo nome.
Uno sguardo realistico sulle crisi senza cedere al pessimismo
Pur nella consapevolezza delle gravi crisi in atto, di cui quelle belliche sono la manifestazione più drammatica e le cui tragiche conseguenze, come testimoniano anche certi fatti di cronaca nera legati a faide o a violenze diffuse, vengono seguite con attenzione dalle inchieste giudiziarie, la posizione della Santa Sede rifiuta la rassegnazione. L’opera di tessitura, fatta di gesti spesso silenziosi e di mediazioni condotte senza clamore, prosegue nonostante lo smarrimento generale. È un lavoro che, riconoscendo la prevalenza della forza nel presente, punta a riaffermare la primazia del diritto e della ragione dialogante, nella convinzione che alternative esistano e debbano essere percorse con tenacia.




