Parolin: «Sosteniamo la voce di Leone XIV. La pace è l’unica opzione»
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Redazione Esteri
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Che la voce del Papa rischi di restare sola, un’eco senza risposta in un mondo sempre più incline a risolvere le controversie con la forza bruta degli arsenali, è l’allarme lanciato dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin. Nell’intervista rilasciata alla rivista “Dialoghi” – il trimestrale culturale dell’Azione Cattolica Italiana – il porporato ha delineato uno scenario internazionale dove il “primato della potenza” sta progressivamente erodendo il terreno su cui poggiano gli organismi multilaterali, a cominciare dall’Onu. Non si tratta, nelle sue parole, di una generica invocazione alla diplomazia, bensì di un avvertimento preciso: senza un sostegno concreto, la stessa sollecitazione profetica del pontefice rischia di tramutarsi in un grido nel deserto.
La logica del più forte e il rischio del disarmo morale
Parolin, che ha definito la pace “l’unica opzione” percorribile, ha attaccato frontalmente l’illusione secondo cui gli equilibri garantiti dalle armi – o imposti dal più forte – possano assicurare una stabilità duratura. Una posizione, questa, che si accompagna a una condanna netta della corsa al riarmo: “Noi crediamo fermamente che gli arsenali vadano svuotati, a partire da quelli nucleari”, ha dichiarato, inserendosi nel solco di un magistero tradizionalmente avverso alla dottrina della deterrenza. La sua analisi non si ferma tuttavia alla denuncia; vi è anzi una chiamata diretta ai cristiani, invitati a farsi “voci di pace” attive, capaci cioè di moltiplicare il messaggio papale prima che venga soffocato dal fragore delle escalation militari.
Crisi globali e l’indebolimento del multilateralismo
Nell’intervista, il segretario di Stato ha toccato numerosi fronti caldi: dalle guerre in Medio Oriente alle tensioni tra potenze come Stati Uniti e Russia, passando per il ruolo dell’Europa e i nuovi sovranismi. Ciò che emerge con chiarezza è il ritratto di un sistema internazionale malato, dove l’indebolimento degli organismi collettivi – pensati per mediare i conflitti – lascia spazio a una “follia” militarista. Parolin non cita esplicitamente i singoli leader, ma il contesto che descrive è quello di un mondo frammentato, dove l’ingiustizia e la povertà crescono proprio mentre si moltiplicano le spese per gli armamenti. Una contraddizione, quest’ultima, che il cardinale ha definito insostenibile dal punto di vista umano prima ancora che politico.
Una responsabilità che non può attendere
Il richiamo ai cristiani – e in particolare a quelli italiani, attraverso le pagine di “Dialoghi” – non è un semplice esercizio retorico. Parolin insiste sul fatto che il “gravoso compito” di sostenere Leone XIV non possa ridursi a un’adesione verbale, ma debba tradursi in un’azione capillare: contrastare la “logica del più forte” significa, per il porporato, costruire alternative concrete alla forza, ripudiando quell’utopia nefasta che identifica la pace con la paura reciproca. Le sue dichiarazioni, prive di facili ottimismi, restituiscono l’immagine di una Santa Sede che – pur consapevole della propria fragilità profetica – non rinuncia a indicare una direzione. E mentre il mondo sembra scivolare verso un riassetto basato sulla potenza, resta sul tavolo la domanda implicita lasciata dal cardinale: chi avrà il coraggio di non lasciare solo quel grido?




