Caso Mazzotti, fermato a Milano il condannato Calabrò mentre si apprestava a fuggire

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Gli agenti della Squadra Mobile di Milano, in un'operazione condotta nelle ore notturne tra venerdì e sabato, hanno tratto in arresto Giuseppe Calabrò, figura storicamente legata a vicende di criminalità organizzata calabrese, il quale, nonostante una recente condanna all'ergastolo di primo grado per un omicidio che segnò un'epoca, godeva ancora della libertà in attesa dei successivi gradi di giudizio. L'uomo, che secondo le indagini si stava preparando a raggiungere la Calabria, è stato fermato su disposizione dei magistrati Paolo Storari, Pasquale Addesso e Stefano Ammendola, i quali hanno agito per impedirne la latitanza. La sua posizione, del resto, è oggetto di attenzione non solo per il gravissimo fatto del passato, ma anche nell'ambito di un'inchiesta separata, denominata "Doppia Curva", che investiga su presunte infiltrazioni della 'ndrangheta nel tessuto del tifo organizzato milanese.

L'ergastolo per il primo caso dell'Anonima sequestri

La condanna, emessa dalla Corte d'Assise di Como appena nei giorni scorsi, il 4 febbraio, riguarda uno dei crimini più efferati degli anni settanta, quello di Cristina Mazzotti. La giovane studentessa di appena diciotto anni fu rapita nel 1975 a Eupilio, sul lago di Como, in quello che sarebbe passato alla cronaca come il primo sequestro di persona attribuito al sodalizio criminale noto come Anonima sequestri. La detenzione della ragazza, come acclarato in sede processuale, avvenne in condizioni di indicibile brutalità: segregata in un angusto nascondiglio a Castelletto Ticino, una buca priva di sufficiente aerazione e di spazio per muoversi, la vittima fu sottoposta, dai suoi carcerieri, a somministrazioni forzate di farmaci sedativi e stimolanti. Quel calvario, che trasferì la prigionia della Mazzotti anche a Galliate, si concluse con la sua morte, gettando una lunga ombra su un'intera generazione e alimentando, per decenni, un intricato percorso giudiziario.

Il filone "Doppia Curva" e le indagini sulle infiltrazioni

Il provvedimento cautelare odierno, tuttavia, non discende esclusivamente da quella sentenza, poiché il nome di Calabrò era riemerso con insistenza in un contesto investigativo del tutto differente, condotto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano. Tale filone, portato avanti sempre dalla Squadra Mobile, si concentra sulle connessioni tra la criminalità organizzata di stampo calabrese e alcune frange del tifo organizzato delle due principali squadre di Milano, l'Inter e il Milan. In questa inchiesta, che mira a ricostruire una rete di contatti illeciti e possibili condizionamenti, l'indagato era considerato un nodo di una certa rilevanza, il che aveva reso ancor più urgente, agli occhi dei pubblici ministeri, valutarne la pericolosità sociale e il concreto rischio di fuga.

La scelta cautelare e il quadro processuale

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