Il Wi-Fi 7 è ancora agli albori, ma a Barcellona si parla già del Wi-Fi 8 e delle sue prime applicazioni concrete

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   C’è voluto del tempo, e la diffusione è tutt’altro che completata, ma solo recentemente il Wi-Fi 6 ha iniziato a diventare il riferimento per la connettività domestica, mentre il Wi-Fi 7, nonostante le promesse e le specifiche tecniche di alto profilo, è ancora in una fase embrionale del suo ciclo di vita, con pochi router e dispositivi abilitati a sfruttare appieno le sue potenzialità, specialmente per quanto concerne la neonata banda a 6 GHz. Eppure, al Mobile World Congress di Barcellona, la tecnologia non si ferma e lo sguardo dei grandi produttori è già proiettato verso il futuro, un futuro che答 al nome di Wi-Fi 8, e che non è stato solo oggetto di discussioni teoriche ma anche di dimostrazioni pratiche. Qualcomm, il colosso americano dei chip che da San Diego guida l'innovazione del settore, ha colto l’occasione della fiera catalana per alzare il velo sulla sua visione della connettività di prossima generazione, presentando in via ufficiale il suo nuovo portafoglio di prodotti pensati per questo standard.

Un cambio di paradigma: non solo velocità ma anche intelligenza artificiale e coesione di rete

La novità principale, e forse la più rilevante per comprendere la direzione intrapresa, risiede nel fatto che il Wi-Fi 8, il cui standard IEEE 802.11bn è atteso per la ratifica finale non prima del 2028, non punta a un incremento spasmodico della velocità di trasferimento dati grezza. Se il Wi-Fi 7 aveva l’obiettivo di rispondere alla domanda “si può andare più veloci?”, il nuovo standard, nelle intenzioni dei progettisti, si interroga su “come si può essere più stabili e affidabili”. L’obiettivo dichiarato, come emerge dalle comunicazioni ufficiali, è il raggiungimento di una “ultra-high reliability”, ossia una connettività che mantenga prestazioni elevate e bassa latenza anche in ambienti complessi, congestionati o in situazioni di mobilità, laddove le reti attuali mostrano i loro limiti più evidenti. A Barcellona, Qualcomm ha dimostrato di voler perseguire questo obiettivo attraverso una piattaforma che è stata definita “AI-native”: il nuovo sistema di connettività mobile FastConnect 8800 integra in un unico chip Wi-Fi 8, Bluetooth 7.0, Ultra Wideband e Thread, il tutto pensato per essere orchestrato da un’intelligenza artificiale capace di gestire il traffico in modo predittivo e intelligente.

Le innovazioni tecniche: verso una rete unificata e senza interruzioni

Le potenzialità di questa nuova generazione non si fermano all’integrazione con l’intelligenza artificiale, ma affondano le radici in profonde innovazioni a livello di architettura di rete. Uno dei concetti chiave emersi durante la manifestazione è quello del “Single Mobile Domain”, una tecnologia che permette a molteplici punti di accesso di essere logicamente raggruppati in un unico dominio, consentendo a uno smartphone o a qualsiasi dispositivo mobile di spostarsi all’interno di una grande area coperta da più router, che siano in ufficio o a casa, senza che la connessione subisca la minima interruzione, un fenomeno questo che oggi si traduce spesso in fastidiosi freeze durante le videochiamate o nei giochi online. Per ottenere questo risultato, la nuova specifica introduce meccanismi come il “make-before-break”, in cui il dispositivo si aggancia al nuovo access point prima ancora di rilasciare la connessione con quello precedente, e la “coordinazione multi-AP”, che consente ai vari router di dialogare tra loro per ottimizzare l’uso dello spettro radio, riducendo le interferenze reciproche e indirizzando il segnale in modo chirurgico verso il dispositivo, una tecnica questa nota come “cooperative beamforming”.

Applicazioni concrete e tempistiche: cosa cambierà per l'utente finale

Dietro le sigle e le architetture complesse, ci sono implicazioni molto pratiche per l'utente finale. Il nuovo standard, che grazie a tecnologie come la “Dynamic Subchannel Operation” permetterà a dispositivi con capacità diverse di utilizzare contemporaneamente porzioni di spettro altrimenti sprecate, promette di migliorare sensibilmente l'esperienza d'uso in tutti quei contesti dove la rete è da sempre un collo di bottiglia. Si parla di realtà aumentata e virtuale, esperienze che richiedono un flusso di dati costante e privo di oscillazioni, ma anche di connettività per sensori e dispositivi IoT in ambienti industriali complessi o per i nuovi sciami di droni, applicazioni in cui la perdita del segnale non è solo una seccatura ma può rappresentare un problema critico. Sul fronte delle tempistiche, se lo standard IEEE 802.11bn vedrà la sua certificazione da parte del Wi-Fi Alliance non prima del 2028, i primi prodotti commerciali basati su queste tecnologie potrebbero vedere la luce già prima, con Qualcomm che ha dichiarato l’inizio della fase di campionatura per i suoi chip Wi-Fi 8, lasciando presagire l’arrivo sul mercato di router e dispositivi compatibili entro la fine del 2026.

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