Mamma aggredita sul bus: «Li ho urtati, mi hanno preso a cinghiate»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
«Ho urtato quei due ragazzi per sbaglio, è vero, ma ho chiesto subito scusa. Non è bastato. Non pensavo però potessero prendermi a cinghiate». La voce, ancora scossa, è quella di Sunshine Osman, trentaquattrenne di origine nigeriana residente da anni ad Alessandria, che al Corriere della sera ha ricostruito i secondi – trasformati poi in un incubo – del pomeriggio del primo aprile. Si trovava su un bus diretto a Spinetta Marengo, la frazione dove vive con la sua famiglia, quando un banale contatto fisico, un urto involontario contro due ragazzi, ha scatenato una reazione sproporzionata e violenta. La donna era in presenza del figlio preadolescente, che secondo il suo racconto ha assistito a ogni istante dell’aggressione piangendo e urlando «Mamma, mamma». Un dettaglio, quest’ultimo, che non ha fatto che aggravare la carica traumatica dell’episodio, trasformatosi ben presto in un caso di cronaca destinato a far discutere gli inquirenti e chi, per paura o per choc, ha assistito senza intervenire.
La dinamica dell’aggressione e il ruolo della cintura di cuoio
Secondo quanto riportato dalla stessa vittima, dopo le scuse – ritenute dai due aggressori evidentemente insufficienti – i ragazzi hanno estratto dallo zaino una cintura di cuoio, utilizzandola come un’arma improvvisata per colpirla «ovunque», come lei stessa ha dichiarato. L’azione violenta non si è esaurita all’interno del mezzo pubblico: le botte sono proseguite anche fuori dal bus, sotto lo sguardo di altri passeggeri, alcuni dei quali hanno immortalato la scena con i propri telefoni. Un video, poi diffusosi rapidamente in rete, mostra chiaramente la donna colpita ripetutamente, anche al volto, mentre i due minorenni di origine nordafricana continuavano a sferrare cinghiate senza mostrare alcuna intenzione di fermarsi. La squadra mobile della polizia, avviate le indagini, è riuscita a individuare e denunciare i due ragazzi soltanto due giorni dopo l’accaduto, un lasso di tempo che ha lasciato la vittima e la sua famiglia in uno stato di apprensione costante.
Il racconto choc e la posizione degli altri passeggeri
Sunshine Osman, che da tempo vive ad Alessandria lontana dal suo Paese d’origine, ha descritto l’accaduto con una lucidità sorprendente, considerato il contesto traumatico. «Li ho urtati e mi hanno aggredita», ha ripetuto, quasi a voler ribadire l’assurdità di quanto le è capitato. L’elemento che più ha sconvolto l’opinione pubblica, almeno stando ai commenti raccolti informalmente tra i pendolari, non è solo la ferocia dei due minorenni – entrambi denunciati – ma anche l’inerzia di chi avrebbe potuto frapporsi tra la madre e i suoi aggressori. Un passeggero, autore di uno dei video finiti in rete, ha giustificato la propria mancata reazione con la paura, ammettendo apertamente: «Non sono intervenuto per paura». Una frase, quest’ultima, che restituisce bene il clima di impotenza e timore che sembra aver paralizzato i testimoni, mentre il figlio della donna assisteva in lacrime alla scena.
Le indagini della polizia e le responsabilità penali
La squadra mobile della polizia ha lavorato sulle immagini e sulle testimonianze raccolte, riuscendo a risalire ai due ragazzi – entrambi minorenni e di origine nordafricana – che sono stati formalmente denunciati. Nessun dettaglio aggiuntivo è stato diffuso sulla loro identità, in ottemperanza alle normative che tutelano i minori coinvolti in procedimenti penali, né sono stati resi noti i luoghi di residenza o eventuali precedenti a loro carico. L’unico dato certo, al momento, è che l’aggressione è avvenuta il primo aprile, che la dinamica è stata ricostruita grazie al racconto della vittima e ai filmati amatoriali, e che i due indagati rispondono ora di fronte all’autorità giudiziaria minorile. La procura, da parte sua, valuterà se sussistano gli estremi per aggravanti legate all’uso di un oggetto – la cintura di cuoio – considerato alla stregua di un’arma impropria, nonché alla presenza del figlio minore della vittima, fattore quest’ultimo che potrebbe influenzare il giudizio complessivo sulla vicenda.




