Aggredita a cinghiate sul bus davanti al figlio: «Li avevo urtati per sbaglio, ora ho paura»
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Redazione Interno
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Alessandria, una città che spesso si scopre ferita più di quanto non voglia ammettere, ha assistito a un episodio di violenza che ha pochi precedenti per la sua crudeltà quotidiana. Il primo aprile 2026, su un autobus di linea – il numero 5, quello che dalla stazione ferroviaria si snoda fino al sobborgo di Spinetta Marengo – una donna di trentaquattro anni, madre di due bambini, è stata trasformata in un bersaglio. Sunshine Osman, questo il suo nome, viaggiava con il figlio preadolescente di dodici anni e un neonato di pochi mesi, quando un banale urto accidentale ha scatenato una reazione sproporzionata. «Li ho urtati per sbaglio – ha raccontato al Corriere della Sera – ho chiesto subito scusa. Non pensavo potessero reagire così». Invece, quei due ragazzi, entrambi minorenni e di origine nordafricana, hanno iniziato a colpirla con una cintura di cuoio.
La dinamica dell’aggressione e il silenzio del mezzo pubblico
L’assalto non è stato un fatto fulmineo, anzi, si è consumato tra gli spazi angusti del bus e il marciapiede della fermata, senza che nessuno degli altri passeggeri intervenisse. La donna, di origini nigeriane ma residente ad Alessandria da anni, ha subito pugni, calci e ripetute cinghiate sotto lo sguardo disperato del figlio maggiore, che piangeva e urlava. «Mi hanno colpita ovunque – ha aggiunto – e mio figlio assisteva. Nessuno è sceso in mio aiuto». La scena, descritta come “ordinaria follia” da chi ha poi ricostruito i fatti, ha messo in luce una dinamica chiara: la reazione violenta dei due aggressori è partita dopo che la madre, con il bambino piccolo in braccio, aveva toccato involontariamente i due ragazzi. Le scuse immediate non sono bastate a placare la loro furia.
L’indagine della squadra mobile e la denuncia dei minorenni
Sul caso è intervenuta la squadra mobile di Alessandria, che in tempi relativamente brevi è riuscita a identificare e denunciare i due responsabili. Si tratta, come accertato, di due minorenni, anche loro di origini nordafricane; nessun nome è stato reso pubblico per via della loro età, ma la denuncia formale è stata depositata due giorni dopo l’aggressione, il che lascia intendere un lavoro investigativo rapido basato anche sulle immagini di videosorveglianza presenti sul mezzo pubblico. La donna, nel frattempo, ha mostrato i lividi sparsi su braccia e gambe – «li ho ovunque» – e ha confessato di provare ora una paura costante, soprattutto all’idea di dover riprendere l’autobus. L’episodio, avvenuto davanti al figlio preadolescente, ha aggiunto una dimensione psicologica particolarmente pesante: il bambino ha assistito a ogni colpo, senza che nessuno degli adulti presenti si facesse carico di proteggere lui o la madre.
Il contesto e il racconto della vittima senza retorica
Sunshine Osman vive a Spinetta Marengo, la frazione di Alessandria che rappresenta il capolinea di quella linea urbana. Il primo aprile stava semplicemente tornando a casa con i suoi figli, come faceva tante altre volte. «Ho urtato quei due ragazzi per sbaglio – ha ripetuto – ma ho chiesto subito scusa. Non è bastato». La sua voce, riportata dalla stampa, non cerca giustificazioni né fa appello a facili solidarietà: descrive i fatti con la crudezza di chi ha subito una violenza inspiegabile. I due minorenni, dopo averla colpita ripetutamente con la cintura sia dentro sia fuori dal bus, si sono allontanati. La madre, ferita nei lividi e nello spirito, ha dovuto fare i conti con una realtà amara: su quel bus, nessuno ha teso un dito. L’inchiesta della polizia, ora, si concentra sugli sviluppi giudiziari relativi ai due denunciati, mentre la trentaquattrenne nigeriana tenta di ricostruire una normalità che quel pomeriggio di inizio aprile le è stata strappata via.




