Il vescovo di Taranto e la morte di Loris Costantino: «Abbandonare percorsi senza benefici»
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Redazione Interno
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La curva di un grigliato che cede, un volo di oltre dieci metri e l’ennesima vita spezzata all’interno del perimetro dell’ex Ilva di Taranto. Loris Costantino, operaio di 36 anni dipendente della ditta di pulizie Gea Power, è morto ieri mentre stava pulendo un nastro trasportatore nell’area Agglomerato dello stabilimento, quella in cui si preparano i materiali destinati alla carica dell’altoforno. Soccorso immediatamente dopo il precipitare, era stato trasportato dapprima all’infermeria della fabbrica e successivamente, in codice rosso, all’ospedale Santissima Annunziata, dove i medici non hanno potuto fare altro che constatare il decesso causato dalle gravissime lesioni riportate al torace e a un braccio. Lascia la moglie e due figli, un vuoto che si aggiunge a quello lasciato appena un mese e mezzo fa da Claudio Salamida, il quarantaseienne caduto a gennaio in circostanze che presentano, agli occhi di molti, inquietanti analogie.
Di fronte a questa ennesima tragedia, che riporta a venticinque il numero dei morti sul lavoro dal 2003 in quello che è ormai tristemente noto come il cimitero degli operai, è intervenuta con forza la voce dell’arcivescovo metropolita di Taranto, monsignor Ciro Miniero. In un messaggio di cordoglio diffuso nelle stesse ore in cui la salma del giovane operaio veniva restituita alla famiglia, il presule ha voluto lanciare un messaggio che va oltre la semplice preghiera, toccando il nodo profondo di una vicenda industriale che sembra non trovare pace. «È il momento», ha dichiarato Miniero, «di avere il coraggio di abbandonare un percorso che ha richiesto sacrifici estremi senza che questi si traducessero in benefici, né in termini economici né sociali». Le sue parole, cariche di una delusione che appare ormai sedimentata, richiamano la necessità di una svolta radicale, di un ripensamento complessivo di un modello che continua a mietere vittime. Il riferimento del vescovo non è soltanto al dramma di ieri, ma a una sequenza di lutti che, come lui stesso aveva già avuto modo di sottolineare a gennaio dopo la morte di Salamida, dimostrano come il prezzo pagato alla produzione continui a essere intollerabile.
La dinamica e le indagini della Procura
Mentre la città si stringe attorno ai familiari di Loris Costantino, la Procura di Taranto, con a capo la procuratrice Eugenia Pontassuglia, ha già aperto un fascicolo d’inchiesta per omicidio colposo a carico di persone da identificare. I magistrati hanno disposto il sequestro immediato dell’area dell’Agglomerato dove si è verificato l’incidente, una zona che, secondo le prime informazioni, risulterebbe dismessa. La dinamica, per quanto ancora al vaglio degli ispettori dello Spesal e dei vigili del fuoco, sembra purtroppo chiara nella sua tragica semplicità: una griglia metallica, sulla quale il trentaseienne stava operando mentre era intento nelle pulizie, ha ceduto facendolo precipitare nel vuoto da un’altezza compresa tra i dieci e i diciotto metri, a seconda delle prime stime. Nei prossimi giorni verrà disposta l’autopsia sul della vittima, un atto dovuto che potrà fornire ulteriori elementi utili a ricostruire con precisione la dinamica della caduta e l’esatta natura delle lesioni riportate.
La notizia del cedimento del grigliato riporta alla mente, con inquietante somiglianza, quanto accaduto lo scorso 12 gennaio a Claudio Salamida, l’operaio precipitato anch’egli a causa del cedimento di una passerella metallica. In quel caso, le indagini portarono all’iscrizione nel registro degli indagati di diciassette persone, tra cui il direttore generale di Acciaierie d’Italia e il direttore dello stabilimento, a dimostrazione della complessità e della vastità delle responsabilità che la magistratura cerca di accertare in un contesto produttivo così intricato. Ieri, immediatamente dopo la notizia della morte di Costantino, i sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb hanno proclamato uno sciopero di ventiquattro ore in tutti i siti del gruppo, esprimendo una rabbia che da tempo cova sotto la cenere di una fabbrica definita «al collasso e non sicura». L’Usb, in particolare, ha sottolineato come la vittima fosse un dipendente di un’appalto, definendolo «l’anello debole di una catena» che troppo spesso scarica i rischi più alti sulle maestranze esterne.
La reazione delle istituzioni e l’inasprimento del clima sociale
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, che ha parlato di circostanze «assurdamente simili» a quelle in cui ha perso la vita Salamida, esprimendo un cordoglio che si mescola alla richiesta di un intervento immediato e straordinario. «Se non si interverrà nell’immediato con maggiori controlli», ha dichiarato Decaro, «ogni giorno lavorare all’ex Ilva significa rischiare la propria vita». Un’affermazione pesante, che fotografa la percezione di un rischio ormai endemico all’interno del più grande stabilimento siderurgico d’Europa. In questo clima di tensione, si inserisce l’iniziativa del comitato Taranto Libera, che ha annunciato per il 4 marzo una manifestazione durante la quale verrà depositata una denuncia penale contro i gestori della fabbrica presso la Procura. Un gesto che Luciano Manna di VeraLeaks ha voluto motivare descrivendo l’area dell’incidente come un luogo con «impianti fatiscenti che perdono materiale ovunque», comprese polveri e sostanze inquinanti già cotte nel processo di agglomerazione.
Acciaierie d’Italia, in amministrazione straordinaria, ha fatto sapere attraverso una nota di esprimere «profondo cordoglio per la tragica scomparsa» del lavoratore, assicurando la piena collaborazione con le autorità competenti per ricostruire l’accaduto. Parole di rito che, nell’attuale contesto, appaiono a molti del tutto insufficienti a placare la protesta che monta tra i lavoratori e i cittadini. Il vescovo Miniero, dal canto suo, aveva già posto a gennaio una domanda che oggi risuona con ancor più forza: «Cosa si è fatto e si sta facendo perché lavorare nell’ex Ilva non metta a rischio la vita di alcuno né dentro né fuori dallo stabilimento?». Un interrogativo che, a distanza di poche settimane, attende ancora una risposta, mentre un’altra famiglia si prepara a seppellire un marito, un padre, un figlio, vittima di un percorso che, come ha detto l’arcivescovo, ha richiesto sacrifici estremi senza mai tradursi in reali benefici.
Description: Il vescovo di Taranto interviene dopo la morte dell'operaio Loris Costantino, caduto da un grigliato all'ex Ilva. Indaga la Procura.




