La Procura di Taranto notifica dieci avvisi di garanzia per la morte di Loris Costantino, l’operaio precipitato da una passerella all’ex Ilva.
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Redazione Interno
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Sono dieci le persone iscritte nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Taranto per la morte di Loris Costantino, il lavoratore di trentasei anni precipitato nel vuoto nella mattinata di lunedì due marzo mentre era intento a svolgere mansioni di pulizia all’interno dello stabilimento siderurgico. Gli avvisi di garanzia, che rappresentano un atto dovuto per consentire lo svolgimento di atti di indagine che prevedono la partecipazione della difesa, sono stati notificati a quattro rappresentanti dell’azienda di pulizie industriali Gea Power, per cui Costantino prestava servizio, e a sei dirigenti di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, la società che gestisce gli impianti. L’ipotesi di reato, al momento, è quella di omicidio colposo, e gli accertamenti dei magistrati si concentreranno sulle condizioni dei luoghi e sulla catena di responsabilità che avrebbe dovuto garantire l’incolumità del personale operante in quel reparto.
La dinamica dell’incidente, che non lascia spazio a dubbi sulla precarietà delle strutture, è stata raccontata nelle ore successive anche attraverso le immagini diffuse dall’attivista Luciano Manna di Veraleaks, che ha pubblicato una fotografia del punto esatto in cui si è consumata la tragedia. Nello scatto, che ritrae la passerella nella linea E dell’impianto di agglomerazione, si vedono lamiere corrose e griglie di calpestio che mostrano vistose aperture, condizioni che, secondo quanto denunciato da più parti, sarebbero simili a quelle di molti altri ponti nastro e percorsi all’interno della fabbrica. Non si tratta, insomma, di un episodio circoscritto, ma di una situazione di degrado diffuso che, come sostengono i rappresentanti dei lavoratori in un comunicato, riguarderebbe numerose aree dello stabilimento, rendendo ogni spostamento e ogni intervento tecnico potenzialmente letale.
Mentre gli inquirenti procedono con il loro lavoro, sequestrando l’area e raccogliendo elementi per stabilire con esattezza le singole responsabilità, la scena che si è svolta davanti all’obitorio dell’ospedale Santissima Annunziata ha restituito l’impatto umano di una vicenda che, per chi lavora in fabbrica, ha il sapore amaro di una mattanza annunciata. I colleghi di Loris, molti dei quali si sono radunati spontaneamente, hanno assistito impotenti all’arrivo della moglie, Giusi, che riusciva a malapena a reggersi in piedi, sorretta da familiari e amici. Un raccoglimento spezzato solo da parole di rabbia, da quella sensazione di inaccettabilità che si prova quando un incidente sul lavoro non sembra più un imprevedibile scherzo del destino ma l’esito prevedibile di anni di incuria e mancate manutenzioni.




