Il conclave e l’ultimo saluto a Francesco: tra riti, numeri e un mistero che affascina
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Redazione Interno
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Mentre la salma di papa Francesco viene accolta nella basilica di San Pietro per l’ultimo abbraccio dei fedeli, la macchina del conclave si prepara a un momento cruciale, tra logistica complessa e quel velo di segretezza che, pur relativo, continua a esercitare un fascino antico. Le porte della basilica, spalancate alle 11 del mattino, hanno dato inizio a tre giorni di omaggi: la “camera ardente” rimarrà accessibile fino a mezzanotte, per riaprire domani dalle 7 alle 24 e concludersi venerdì 25 aprile alle 19. Tra i primi a rendere omaggio, il governo Meloni, che ha già visitato la salma, mentre si attende un afflusso di pellegrini senza precedenti.
Il conclave, però, non è solo un rito spirituale. È anche un rompicapo organizzativo. Le 108 nomine cardinalizie volute da Bergoglio in dodici anni di pontificato potrebbero creare una situazione inedita: Paolo VI, con una norma ancora vigente, fissò a 120 il numero massimo di porporati con diritto di voto. Un limite che, se superato, costringerebbe a soluzioni mai sperimentate prima. E mentre Santa Marta, la residenza dei cardinali, fatica a ospitare tutti – mancherebbero almeno 12 stanze – il dibattito si sposta su altro: quanto peseranno, nella scelta del successore, le divisioni teologiche o le battaglie sulla morale sessuale?
C’è chi, invece, cerca risposte altrove. Meta AI, interrogata sui favoriti del conclave, ha prodotto una risposta bizzarra, citando i protagonisti del film Conclave anziché nomi reali. Un episodio che, al di là dell’ironia, dimostra quanto l’evento sia ormai un fenomeno globale, capace di mescolare sacro e profano. Intanto, le polemiche sul lutto nazionale voluto dal governo rimangono sullo sfondo, mentre la Chiesa si concentra su quei giorni di preghiera che precederanno l’elezione.




