Marco Masini, il rapporto con Fedez e il paragone con Mia Martini: “A lei è andata peggio”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Non c’è traccia di delusione nelle parole di Marco Masini, nonostante il quinto posto ottenuto in coppia con Fedez al Festival di Sanremo con il brano “Male necessario”, un piazzamento che il cantautore toscano, intervistato dal Corriere della Sera, ridefinisce come un successo “clamoroso” proprio per la natura dell’incontro più che per la mera classifica. L’artista, che in questa esperienza festivaliera ha anche ritirato il premio per il miglior testo, si sofferma sulla chimica generazionale che ha caratterizzato la collaborazione con il rapper, descrivendo un rapporto di reciproco riconoscimento: se da un lato Masini afferma di rivedere in Fedez una versione più istintiva e giovane di sé, dall’altro ipotizza che Federico possa scorgere in lui l’uomo che sarà tra trent’anni, qualcuno che, pur non avendo cambiato il mondo, ha cercato di rimanere coerente. Una sintonia, quella artistica e umana, che ha portato i due a progettare nuove occasioni per condividere il palco anche dopo l’Ariston, complice una stima che va al di là delle differenze anagrafiche e stilistiche.
L’incontro tra generazioni e la velocità del rap
Il sodalizio con Fedez, spiega Masini, non è stato soltanto un espediente mediatico ma un vero e proprio scambio di competenze e punti di vista, dove la tradizione del cantautorato classico ha incontrato i tempi e i modi della trap e del rap. Il cantautore ammette di aver appreso dal collega più giovane una lezione fondamentale sulla sintesi e la velocità comunicativa: se la generazione dei cantautori, racconta, necessitava di cinque minuti e quaranta secondi per sviluppare un concetto, i rapper contemporanei, con il loro pragmatismo, riescono a condensare lo stesso messaggio in quindici secondi. Un apprendimento, questo, che Masini ha sperimentato in prima persona lavorando in studio con produttori giovanissimi, e che lo ha portato a rivalutare l’approccio alla scrittura senza per questo rinnegare le proprie radici. La frequentazione con Federico, del resto, gli ha aperto le porte di un pubblico nuovo, quei ventenni che oggi si avvicinano ai suoi classici grazie a queste incursioni nel presente.
Il successo, l’abisso e la promessa alla madre
Nel racconto a tutto tondo che Masini affida alle pagine del quotidiano, emerge con forza il tema del rapporto tormentato con la fama e con le proprie fragilità, un filo rosso che lega la sua biografia artistica a quella di altri interpreti. Il cantautore confessa come il momento più buio della sua esistenza non sia coinciso con l’insuccesso ma, paradossalmente, con il picco della popolarità, quando la vendita di milioni di copie in un anno lo portò a smarrire la bussola, rincorrendo beni materiali e relazioni superficiali fino a precipitare in quello che lui definisce “l’abisso più nero”. A salvarlo, in quell’occasione come in altre, è stata la consapevolezza di dover onorare una promessa fatta alla madre morente quando lui aveva appena diciannove anni: portare avanti la missione della musica, un impegno che lo spinse a salire sul palco già sette giorni dopo il lutto, trasformando il pianoforte in unico alleato per anestetizzare il dolore.
Il peso delle dicerie e il dramma di Mia Martini
Nel ripercorrere le difficoltà incontrate lungo il cammino, Masini torna inevitabilmente sulle dicerie che lo hanno perseguitato per anni, quelle voci che lo dipingevano come un artista in grado di portare sfortuna e che lo costrinsero a fare i conti con l’ostracismo di televisioni e discografiche. Una narrazione tossica che, a suo dire, ha avuto conseguenze ben più tragiche per Mia Martini, la quale, secondo il cantautore, non riuscì a difendersi da una macchina del fango ancora più spietata. Con un tono che mescola rispetto e rammarico, Masini ricorda di aver visto con i propri occhi il calvario di Mimì, sottolineando come all’epoca mancassero gli strumenti, che oggi invece i social potenzialmente offrirebbero, per reagire a certe forme di linciaggio. La sua rabbia, più che per sé, sembra ancora oggi concentrarsi su chi ignorò il disagio di una collega enorme, lasciandola sola in balia di un meccanismo che lei, a differenza sua, non riuscì a contrastare.
Description: Marco Masini si racconta al Corriere: il rapporto con Fedez a Sanremo, il paragone con Mia Martini sulle dicerie di sfortuna e il dolore per la morte della madre.
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