Marco Masini: «Il successo mi fece perdere la testa. Il rimpianto? Non c'ero quando mia madre morì»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Marco Masini ha raccontato a FqMagazine gli anni in cui il successo gli è arrivato addosso all'improvviso, travolgendolo. Il cantautore toscano, che ha definito la propria esistenza «Perfetta imperfetta» come il titolo del suo ultimo album, ha ripercorso le tappe di una carriera cominciata nei piano bar e deflagrata negli anni Novanta, quando le vendite milionarie e i guadagni gli hanno fatto smarrire il senso delle cose.
«Quando ti arrivano i diritti d'autore e le royalties di due milioni di copie vendute in un anno e mezzo, perdi completamente la lucidità», ha spiegato, «Vai dietro agli investimenti, alle macchine, alle donne che ti rivolgono l'attenzione. Ed è chiaro che tutto cambia».
Lo smarrimento e la consapevolezza ritrovata
Quello smarrimento, ha confessato Masini, è stato uno schiaffo che si è dato da solo. «Mi sono auto-schiaffeggiato perdendo il focus di dove volevo arrivare davvero. Negli anni Novanta, quando il successo mi era arrivato all'improvviso, avevo perso di vista le cose più importanti che mi avevano permesso di ottenerlo». Priorità che si erano spostate su obiettivi concreti e immediati: acquistare un'auto più bella, cercare il terreno più costoso a Firenze per costruirci sopra una casa, avere più donne accanto.
«Ero peggiorato a livello umano e professionale», ha ammesso, ricostruendo quel periodo in cui la popolarità lo aveva allontanato dalla ragione prima del suo lavoro, scrivere canzoni capaci di emozionare.
La via d'uscita è passata dal riconoscimento dell'errore e da un ritorno alla musica fatta per il gusto di farla, senza inseguire il mercato o i risultati del passato. «Avevo ripreso a fare musica per il gusto di suonare, anche a costo di esibirmi al circolino sotto casa. Ho ritrovato amici e l'allineamento temporale che il successo, in qualche maniera, mi aveva tolto».
Il rimpianto più grande
C'è però un rammarico che Masini porta con sé e che riguarda la sfera privata, non quella professionale. «L'unico rammarico che ho è di vita privata. Mi avevano detto che mia madre avrebbe avuto pochi giorni di vita, ma non immaginavo che sarebbe morta quella notte lì. E quindi andai a suonare la samba in un locale a Chianciano Terme. Tornai a casa e mia madre non c'era più». Il cantautore ha raccontato di aver rispettato, «ligio al dovere e con grande senso di responsabilità», un contratto preso con la sua band, senza immaginare che l'epilogo sarebbe stato così imminente.
«È un grande rammarico, un rimpianto, ma penso anche al fatto che, se non fossi andato a suonare, probabilmente potrei non essere qui oggi. Nella vita basta una virgola cambiata, un gesto diverso e tutto cambia. Invece so che mia madre sarebbe molto orgogliosa se sapesse che sono qui a portare in fondo questa missione. Per me è un grande orgoglio, quindi penso che mi perdonerebbe».
Il tour nei palasport
Quella missione prosegue anche dal vivo. Dopo le date estive, Masini tornerà sul palco dei palazzetti con cinque appuntamenti: si parte il 3 novembre dall'Unipol Forum di Milano, per proseguire il 4 novembre al Nelson Mandela Forum di Firenze, il 7 novembre alla Kioene Arena di Padova, il 13 novembre al Palazzo dello Sport di Roma e il 14 novembre al Pala Partenope di Napoli. «È uno spettacolo leggermente diverso da quello estivo, ci sarà sicuramente un impatto sonoro più forte e un racconto che si snoda in circa due ore e 20 minuti», ha anticipato.
La data fiorentina cade nel giorno del 60° anniversario dell'alluvione di Firenze del 1966, una ricorrenza che verrà ricordata nel corso del concerto.
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