Marco Bocci a “Verissimo”: l’encefalite, la memoria a breve termine e il rapporto “selvaggio” con Laura Chiatti
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Redazione Cultura e Spettacolo
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«Sono l’uomo più lasciato della storia dell’umanità». Con questa confessione, ironica ma priva di filtri, Marco Bocci ha riacceso i riflettori su di sé nel salotto di “Verissimo” lo scorso 26 aprile. L’attore, ospite per presentare la nuova fiction “Alex Bravo”, ha di fatto trasformato l’intervista con Silvia Toffanin in un racconto intimo e spiazzante, lontano dai soliti rituali promozionali. Al centro del suo racconto ci sono due grandi assi: la vita familiare con Laura Chiatti, da cui è sposato dal 5 luglio 2014, e una battaglia sanitaria che ne ha riscritto, quotidianamente, la percezione del tempo e della realtà.
«Una relazione selvaggia»: alti e bassi con Laura Chiatti
Il legame con Laura Chiatti, durato ormai tredici anni (un periodo che include i due figli, Enea e Pablo), è stato descritto da Bocci con una sincerità quasi crudele. Lontano dalle facciate patinate del gossip, l’attore ha tratteggiato un ménage fatto di interruzioni e riappacificazioni continue, definendo la moglie come la sua “interlocutrice” affettiva che lo tiene costantemente in “standby”. «Ci lasciamo un sacco di volte», ha ammesso, aggiungendo – con una punta di autoironia teatrale – che quella mattina si presentava in tv proprio “da lasciato”. Questa turbolenza, lungi dall’essere un dramma, viene da lui raccontata come il carburante di un amore “selvaggio”, dove il sostegno reciproco convive con un’instabilità quasi contrattuale; una dinamica che, a suo dire, lo ha reso un primatista negli abbandoni.
«Dimentico tutto»: la sfida dell’encefalite e la memoria a breve termine
Accanto ai moti del cuore, Bocci ha messo a nudo le fragilità della sua materia grigia. A distanza di tempo dalla grave encefalite che lo ha colpito, l’attore ha fatto il punto sulle conseguenze più subdole di quella malattia. «Fortunatamente la parola l’ho recuperata, la memoria meno», ha rivelato, svelando una verità che segna profondamente la sua routine lavorativa e personale. Oggi la sua esistenza è scandita da una memoria a breve termine che gli impedisce, di fatto, di accumulare troppi “pesi” emotivi o logistici.
Tuttavia, lontano dallo stereotipo della vittima, Marco Bocci ha voluto ribaltare la prospettiva: quella che resta è una condizione che gli permette di «ricominciare da capo ogni giorno». Un’affermazione che suona quasi come una filosofia di vita applicata, dove l’oblio diventa non un limite, ma un’opportunità per reinventarsi costantemente. La Toffanin, visibilmente colpita, si è rivolta direttamente a Laura Chiatti in un appello a metà tra il commosso e il giocoso: «Riprenditelo», ha esortato, sottolineando come l’attore, nonostante tutto, sembri ancora bisognoso di quella guida emotiva.
La famiglia come priorità e la difficoltà di essere marito
Nonostante l’ironia sulle continue “rotture”, il racconto di Bocci ha delineato una gerarchia di valori chiara. Interrogato sul bilanciamento tra set e famiglia, non ha avuto esitazioni: prima i figli, poi tutto il resto. Essere padre, per lui, è un’avventura «complicatissima» dove non esistono manuali di istruzioni, ma solo intuizioni. Ha confessato di sacrificare sistematicamente il lavoro in occasione delle partite di calcio dei piccoli Enea e Pablo, un dettaglio che restituisce l’immagine di un uomo diviso tra le luci della ribalta e la normalità più autentica del campetto. In questo senso, l’attore ha voluto distinguere tra la facilità della recitazione e la complessità, a tratti oscura, della vita coniugale, ribadendo che quella con Laura Chiatti è una sfida che va al di là della sceneggiatura.




