Marco Bocci e l'ombra dell'oblio: convivere con la perdita di memoria dopo l'encefalite

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   «Ho avuto un’encefalite erpetica, un herpes che invece di andare in bocca va al cervello. Sono stato fortunato, ora vivo il presente»: con queste parole, pronunciate durante una recente puntata di Domenica In, l'attore Marco Bocci ha riassunto l'esperienza traumatica che nel 2018 lo ha portato a confrontarsi con una malattia insidiosa. L'infezione, causata dal virus herpes simplex tipo 1, ha colpito direttamente l'organo più complesso, lasciando, come conseguenza più evidente, una ferita profonda nella sua capacità di ricordare. Sebbene la parola, elemento fondamentale per un interprete, sia stata gradualmente recuperata, l'area mnemonica – ha spiegato l'artista – resta ancor oggi esposta a una fragilità con la quale è stato necessario imparare a convivere.

La battaglia quotidiana contro il vuoto

«Ci ho messo molto a ricordarmi le cose. Una parte di memoria è tornata, l'altra è persa per sempre. È stato brutto farci i conti all'inizio», ha ammesso Bocci, senza reticenze, rivelando come per un professionista che deve costantemente memorizzare copioni e battute quella perdita abbia rappresentato una sfida particolarmente severa. La strategia di adattamento, come ha raccontato anche in un'intervista a Vanity Fair, si è materializzata in una miriade di quaderni colmi di appunti e in note digitali sul cellulare, strumenti diventati una protesi essenziale per la sua vita quotidiana e lavorativa. Il vero scoglio, infatti, non è costituito soltanto dai fatti, bensì dalle persone: «Il vero problema è che non mi ricordo i volti e non li associo ai nomi. La mia strategia è far finta di conoscere sempre tutti», ha confessato, descrivendo un approccio che lo porta a intavolare conversazioni affettuose nel tentativo di trovare un aggancio che risvegli il ricordo dell'interlocutore.

Una vita ridisegnata nel presente

L'esperienza della malattia, che l'attore ha affrontato mentre la sua carriera procedeva con progetti come la miniserie Se fossi te accanto alla moglie Laura Chiatti, ha inevitabilmente ridisegnato la sua prospettiva temporale. L'attenzione si è spostata, forzatamente, verso un orizzonte più immediato, come sottolineato dalla stessa affermazione sul «vivere il presente» e dall'abbandono di proiezioni a lungo termine. Una filosofia esistenziale che sembra contaminare anche altri aspetti, come il rapporto con le tradizioni: durante un passaggio a La volta buona, Bocci ha infatti parlato del suo legame complicato con il periodo natalizio, descritto come privo dell'atmosfera magica che molti attribuiscono alle feste e vissuto, in passato, con uno spirito decisamente disincantato.

Il peso di un mestiere basato sul ricordo

La narrazione di Bocci mette in luce il paradosso amaro di un mestiere che fonda la sua essenza sulla memoria, sia essa emotiva per costruire un personaggio sia essa testuale per restituire le battute di un copione. Averne perso una parte rappresenta, quindi, una vulnerabilità doppiamente significativa, trasformando ogni nuovo impegno professionale in una prova da superare. Tuttavia, l'attore – che con Chiatti condivide da undici anni un rapporto spesso al centro di speculazioni infondate, come lui stesso ha ironicamente ricordato – mostra di aver integrato questa limitazione nel proprio percorso, accettandone i confini senza lasciarsene definire completamente. La convivenza con l'oblio diventa, nel suo racconto, un esercizio di resilienza quotidiana, dove gli strumenti compensativi e un diverso sguardo sul tempo permettono di non fermarsi, nonostante tutto.

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