Marco Bocci, il dramma della memoria e le “separazioni” da Laura Chiatti: «Ricomincio da capo ogni giorno»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Marco Bocci, ospite nel salotto di “Verissimo” per promuovere la nuova fiction “Alex Bravo”, ha offerto ai telespettatori un ritratto tanto intimo quanto sorprendente della sua esistenza attuale, una vita che a 47 anni si trova a fare i conti con una maturità che lui stesso definisce “confusionaria” ma serena. L’attore umbro, che vanta un quarto di secolo di carriera alle spalle tra successi e cadute, ha rivelato a Silvia Toffanin dettagli inediti riguardo alle conseguenze della grave encefalite che lo ha colpito, una malattia che, se da un lato gli ha restituito la parola, dall’altro ha lasciato segni indelebili sulla sua capacità di trattenere i ricordi. «Oggi ho soltanto una memoria a breve termine – ha confessato – ma questo è comunque un bel modo per ricominciare da capo ogni singolo giorno». Una dichiarazione che getta luce su una quotidianità complessa, dove il senso del presente diventa l’unico faro in grado di illuminare un passato che, letteralmente, a tratti smette di esistere, costringendo l’attore a vivere in una perenne condizione di riscoperta.
Il peso della malattia e il piano B diventato professione
Durante l’intervista, Bocci ha voluto sfatare un mito legato alla sua giovinezza, specificando che il cinema non era affatto il suo sogno nel cassetto, bensì una scelta alternativa maturata quasi per caso. «Da piccolo sognavo di fare il pilota di aerei – ha spiegato – fare l’attore era il mio piano B» -1-2, un ripiego che però si è trasformato in una carriera straordinaria fatta di ruoli intensi e regie apprezzate. L’encefalite, che lui stesso ha avuto modo di raccontare in passato anche come spunto per il suo lavoro dietro la macchina da presa, ha segnato uno spartiacque radicale nella sua filosofia di vita. Aver affrontato la perdita parziale della memoria e i problemi di linguaggio lo ha spinto a non rincorrere più obiettivi irraggiungibili, concentrandosi piuttosto su quelle piccole gioie quotidiane che la sua condizione gli impone di apprezzare. La patologia, come ha avuto modo di chiarire, non gli ha impedito di lavorare, ma ha trasformato il suo approccio all’esistenza in una sorta di viaggio dove ogni mattina si ricomincia da zero, un meccanismo che molti definirebbero drammatico ma che lui accetta con una filosofia quasi zen.
L’amore turbolento con Laura Chiatti: separazioni quotidiane
Se la malattia rappresenta il capitolo più doloroso della sua biografia, il capitolo familiare – quello che lo vede legato da tredici anni all’attrice Laura Chiatti – è invece descritto con un tono scherzoso e autoironico, lontano dai cliché delle coppie dello spettacolo. Marco Bocci ha infatti rivelato di essere, a suo dire, “l’uomo più lasciato della storia dell’umanità” -1-4, dando voce a un rapporto coniugale fatto di continui strappi e riappacificazioni con la moglie, sposata il 5 luglio 2014. «Litighiamo pazzamente al mattino, poi al pomeriggio facciamo pace», ha scherzato l’attore -4, delineando il quadro di un matrimonio che, nonostante le difficoltà quotidiane, resiste da oltre un decennio e ha dato i frutti Enea (nato nel 2015) e Pablo (venuto al mondo nel 2016). Lontano dalle dinamiche patinate tipiche del gossip, Bocci ha descritto la paternità come una missione complicatissima ma entusiasmante, al punto da rifiutare impegni lavorativi quando in programma ci sono le partite di calcio dei figli, una scelta che testimonia la priorità assoluta data alla famiglia.
La normalità di una “fase matura” tra errori e divertimento
Nonostante le turbolenze raccontate con ironia – dove si definisce un marito continuamente “rimesso alla porta” dalla Chiatti – Marco Bocci ha voluto trasmettere un messaggio di grande normalità, allontanando qualsiasi retorica melensa. «Essere padre e marito è complicatissimo, perché non esiste una formula, un modo prestabilito – ha argomentato – c’è un vivere, un’intuizione, e quindi si possono commettere tanti errori». Ed è proprio in questo margine di errore che l’attore trova la sua dimensione attuale, una fase matura dove l’importante è stare al gioco, divertirsi con i propri cari e accettare la provvisorietà dei ricordi. La scelta di raccontarsi senza filtri, scherzando sulle “continue separazioni” coniugali come fosse un record mondiale, ha restituito al pubblico l’immagine di un uomo che ha imparato a convivere con le proprie fragilità, trasformando i vuoti di memoria in altrettante occasioni per innamorarsi ogni giorno della propria vita e della propria famiglia.




