Ritorno a Buenos Aires conquista Venezia con Adriano Giannini

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Ritorno a Buenos Aires, il nuovo film di Marco Bechis con Adriano Giannini protagonista, è arrivato nelle sale italiane dopo la presentazione in concorso alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia. La pellicola affronta il trauma dei sopravvissuti alla dittatura militare argentina attraverso la storia di un uomo costretto a confrontarsi con il proprio passato.

Il regista torna su un tema profondamente legato alla sua esperienza personale: nel 1977 Bechis fu sequestrato dalla repressione argentina e portato in un centro clandestino di detenzione, un’esperienza che aveva già ispirato Garage Olimpo, il film del 1999 dedicato a uno dei luoghi simbolo della violenza del regime. In Ritorno a Buenos Aires il punto centrale non è soltanto la violenza subita, ma il rapporto complesso tra memoria, sopravvivenza e senso di colpa.

La storia segue Mariano Guerra, un medico argentino che dopo 33 anni trascorsi in Italia torna a Buenos Aires per testimoniare contro gli ex militari responsabili del suo sequestro e delle torture subite durante la dittatura. Il viaggio del protagonista diventa un confronto con ricordi rimossi e con le conseguenze delle scelte compiute in condizioni estreme.

Il ruolo affidato ad Adriano Giannini mette al centro un personaggio segnato da una lunga frattura interiore. Mariano Guerra non viene raccontato come una figura eroica tradizionale, ma come un uomo che deve affrontare il peso psicologico di ciò che ha vissuto e delle conseguenze della propria sopravvivenza.

Il film sceglie una rappresentazione concentrata sulle conseguenze emotive della repressione, evitando di trasformare il racconto in una semplice ricostruzione della violenza. La vicenda personale del protagonista si intreccia con quella di altri sopravvissuti e con il bisogno di fare i conti con una memoria rimasta nascosta per decenni.

Ritorno a Buenos Aires è una coproduzione tra Italia e Brasile realizzata da Fandango, 39 Films, Karta Film, Rai Cinema e 34 Filmes. Nel cast, oltre ad Adriano Giannini, figurano Ana Celentano, Verónica Gerez, Olivia Nuss, Adrián Fondari e Paula Cohen. Le riprese si sono svolte tra Torino e Porto Alegre, due luoghi scelti per costruire il percorso visivo del film.

La presenza alla Mostra del Cinema di Venezia ha riportato al centro del dibattito cinematografico il tema delle conseguenze lasciate dalle dittature sudamericane sulle generazioni coinvolte. Il film prosegue il percorso di Bechis sul rapporto tra storia collettiva e memoria individuale, collegandosi idealmente alla riflessione già avviata con Garage Olimpo.

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