Bari torna tra i mega atenei, ma fatica nella classifica Censis. Unical domina tra le medie

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’Università di Bari ha riconquistato il posto tra i mega atenei italiani, quelli con oltre 40mila iscritti, secondo la classifica Censis 2025. Un ritorno che, però, non nasconde le difficoltà: con un punteggio di 75,7 su 100, si piazza al penultimo posto nel suo gruppo, superando solo la Federico II di Napoli. Il dato riflette una realtà in cui, nonostante la crescita numerica, permangono criticità strutturali, come dimostrano i risultati inferiori rispetto ad altri atenei del Nord.

Tra i fattori che spingono gli studenti a preferire Bari c’è il costo della vita, sempre più insostenibile al Nord. "Molti genitori – si legge tra le motivazioni del rapporto – scelgono di mantenere i figli al Sud per evitare spese eccessive". Una tendenza che, se da un lato favorisce il ripopolamento degli atenei meridionali, dall’altro non basta a colmare il divario qualitativo con le università settentrionali.

A dominare la scena, invece, è ancora una volta l’Unical, l’Università della Calabria, che si conferma al vertice tra gli atenei medi (20mila-40mila iscritti) con un punteggio record di 94,3. Un risultato che amplia il distacco dalle inseguitrici: Pavia, seconda con 90,2, e Perugia, terza con 89,3. Merito di una strategia che punta su servizi agli studenti, occupabilità e internazionalizzazione, settori in cui l’ateneo calabrese eccelle da anni.

Tra le università più piccole, Camerino si aggiudica il primo posto, mentre la Politecnica di Bari mantiene una posizione stabile, classificandosi seconda nella sua categoria. Un dato che, seppure positivo, non cancella le sfide legate alla competitività nel Mezzogiorno, dove infrastrutture e finanziamenti restano spesso limitati.

Firenze, intanto, fa parlare di sé: l’Ateneo guadagna tre posizioni tra i mega atenei, piazzandosi al quinto posto. Un balzo reso possibile dai risultati nei servizi agli studenti (secondo posto) e nell’occupabilità dei laureati (terzo posto). Segnali che confermano come, nonostante le differenze territoriali, alcuni atenei sappiano ritagliarsi spazi di eccellenza anche in un sistema frammentato.

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