Ex Ilva, Urso: "Speriamo che la Cassazione consenta di tornare a produrre"
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Redazione Interno
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Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, è intervenuto a margine dell'assemblea dell'Unione Industriali di Torino per fare il punto sulla vertenza dell'ex Ilva, indicando nella Corte di Cassazione il passaggio decisivo per il futuro produttivo dello stabilimento di Taranto.
"Bisogna aspettare la decisione della Suprema Corte di Cassazione per sapere se sarà confermata, noi ci auguriamo di no, la decisione della Corte d'Appello che ha imposto la chiusura dell'intera area a caldo entro il 28 di ottobre", ha dichiarato il ministro, aggiungendo che "le sentenze della magistratura si devono necessariamente rispettare".
Il decreto legge e il mantenimento in riscaldo degli altoforni
Urso ha poi rivendicato la scelta del Governo di intervenire con un decreto legge, attualmente in corso di approvazione in Parlamento, per guadagnare tempo in attesa del pronunciamento della Suprema Corte.
"Il Governo comunque nel decreto legge che abbiamo approvato e ora è in corso di approvazione in Parlamento, si è assunto la responsabilità di mantenere almeno in riscaldo gli altoforni, che altrimenti avrebbero dovuto già chiudere", ha spiegato il titolare del dicastero delle Imprese, esprimendo la speranza che la Cassazione "ci consenta di riattivarli e di riprendere a produrre". Sul versante degli ammortizzatori sociali, il ministro ha osservato che "se gli stabilimenti non possono produrre la cassa integrazione è necessaria. Non vedo che cos'altro si possa fare".
Il confronto a Palazzo Chigi slitta a dopo il 27 ottobre
Sulla vicenda è intervenuto anche il ministero del Lavoro con una nota nella quale si precisa che le parti saranno convocate solo successivamente al 27 ottobre 2026, data in cui è fissato l'incontro a Palazzo Chigi tra il Governo e le organizzazioni sindacali per discutere della situazione aziendale e dei riflessi sui livelli occupazionali.
La precisazione del ministero riguarda la comunicazione di avvio del procedimento per la richiesta di cassa integrazione straordinaria presentata dai commissari di Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria, con l'azienda che si atterrà ai numeri e alle condizioni già previste dal decreto del 5 giugno 2026, che autorizza la fruizione della Cigs fino al 28 febbraio 2027.
La protesta a Genova e l'occupazione dell'aeroporto
A Genova la tensione è tornata alta dopo la comunicazione dei commissari sull'estensione della cassa integrazione per quasi la totalità dei dipendenti del sito di Cornigliano. L'assemblea convocata alle sette del mattino alle portinerie dello stabilimento ha stabilito la ripartenza della mobilitazione, con i lavoratori che hanno raggiunto in corteo l'aeroporto Cristoforo Colombo e ne hanno occupato l'area dei controlli di sicurezza, bloccando di fatto l'accesso ai gate.
Le tute blu, con le felpe della Fiom e i caschetti da lavoro, hanno intonato cori come "Ilva Genova non si chiude" e hanno chiesto a gran voce risposte da Roma, mentre una delegazione è stata convocata in Prefettura dal prefetto Cinzia Torraco.
Le reazioni nel giorno dell'occupazione
Nel corso della protesta i lavoratori hanno consentito ad alcuni passeggeri, in particolare anziani e persone fragili, di accedere ai controlli di sicurezza per ragioni di sovraffollamento delle aree partenze. Il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, giunto allo scalo genovese, ha ricordato l'esistenza di un accordo per trattare materiale conto terzi in caso di chiusura dell'area a caldo di Taranto, chiedendo ai commissari di chiarire la situazione dopo la lettera di venerdì con cui è stato annunciato l'incremento della cassa integrazione.
La mobilitazione si è protratta per l'intera giornata, con il presidio che è stato sciolto solo nel tardo pomeriggio, dopo che la nota del ministero del Lavoro ha confermato il tavolo del 27 ottobre e il mantenimento della cassa integrazione per 280 dipendenti, senza l'estensione a 870.
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