Il ministro Urso e l’Ilva: la sicurezza sul lavoro come un incidente "che può capitare"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, ha definito “un incidente, come spesso può capitare” l’incendio divampato il 7 maggio nell’altoforno 1 dell’ex Ilva di Taranto, innescando polemiche sulla percezione governativa della sicurezza sul lavoro. Le sue parole, pronunciate con un tono che banalizzava l’accaduto, risuonano stridenti di fronte ai numeri di un’emergenza nazionale – oltre mille morti l’anno – e alla promessa, ancora solo teorica, di maggiori investimenti per tutelare i lavoratori.

A Taranto, intanto, gli operai continuano a vivere tra proteste e incertezze. Già prima dell’alba, all’ingresso del tubificio, si radunano non solo per il turno ma anche per denunciare condizioni insostenibili. “Vorremmo lavorare senza dover scendere in piazza per cose che dovrebbero essere garantite”, racconta uno di loro, mentre la cassa integrazione torna a pesare come un incubo. La tensione è palpabile, e le dichiarazioni del ministro – che ha parlato di “falsità” attribuite alla procura – non fanno che alimentarla.

La magistratura, infatti, è nel mirino del governo per la gestione del sequestro dell’altoforno, disposto senza concedere all’azienda il tempo di eseguire interventi urgenti per evitare danni irreparabili. Secondo Urso, la procura avrebbe ostacolato le operazioni di sicurezza, un’accusa che ha spinto Angelo Bonelli a parlare di “intimidazione inaccettabile”. Ma al di là delle polemiche, resta il fatto: un impianto pericoloso, un incendio evitabile, e una risposta istituzionale che sembra minimizzare.

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