Il ciambellano del re in visita da Andrea, ipotesi su un colloquio per la successione

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’ombra di una ristrutturazione dinastica, forse la più delicata dai tempi dell’abdicazione di Edoardo VIII, sembra addensarsi attorno alla figura di Andrea Mountbatten-Windsor. L’ex duca di York, che da settimane vive recluso nella tenuta di Sandringham, precisamente nella residenza di Wood Farm, ha ricevuto nei giorni scorsi un visitatore d’eccezione, la cui presenza non è passata inosservata agli osservatori della corona. Si tratta di Lord Richard Benyon, l’attuale Lord Ciambellano della Casa Reale, una carica di altissimo profilo che lo pone al vertice dell’intera amministrazione domestica del sovrano, con la supervisione di circa milleduecento dipendenti e il compito, non secondario, di fare da tramite tra il monarca e la Camera dei Lord. L’incontro, che si è protratto per circa due ore all’interno della proprietà, non è stato preceduto da alcun annuncio ufficiale e, come è facile immaginare, i contenuti del colloquio sono stati mantenuti rigorosamente riservati, alimentando un fiorire di ipotesi sulle reali ragioni di quella visita.

La stampa britannica, e in particolare l’emittente Gb News, ha avanzato l’ipotesi che il consigliere di fiducia di re Carlo III, subentrato nel 2024 all’ex capo dell’MI5, lord Parker di Minsmere, possa aver affrontato con il fratello del sovrano un tema quanto mai spinoso: la sua formale rimozione dalla linea di successione al trono. Un argomento, questo, che non è più solo oggetto di chiacchiericcio da salotto, ma che pare aver imboccato un canale istituzionale, seppur top secret. La posizione di Andrea, attualmente ottavo in linea, è già stata oggetto di un progressivo svuotamento: privato dei titoli militari e degli incarichi ufficiali, gli è stato ritirato anche l’appellativo di "Sua Altezza Reale", eppure, formalmente, il suo nome figura ancora nell’elenco di coloro che possono aspirare alla corona. Una condizione che, alla luce dei recenti sviluppi giudiziari, appare ogni giorno più difficile da giustificare.

Un re vicino, ma inavvicinabile, e le rigide misure che isolano il fratello

A rendere il quadro ancora più emblematico di un isolamento ormai quasi totale, è stata la contemporanea presenza di Carlo III nella stessa tenuta di Sandringham. Il sovrano, che cerca probabilmente un po’ di tregua dalle pressioni delle ultime settimane, ha trascorso il fine settimana nella sua residenza principale, distante appena pochi chilometri dal cottage dove risiede il fratello minore. Eppure, come confermato da fonti di Buckingham Palace, non c’è stato e non era previsto alcun incontro tra i due. Una distanza che appare più politica che fisica, un segnale chiaro inviato dal monarca, il quale, dopo l’arresto del fratello avvenuto il giorno del suo sessantaseiesimo compleanno, aveva già fatto sapere, con una dichiarazione pubblica dai toni insolitamente netti, che "la legge deve seguire il suo corso". Carlo, del resto, è stato visto partecipare alla funzione domenicale nella chiesa di Santa Maria Maddalena e muoversi in auto nei dintorni, ma non ha mai deviato il suo percorso verso Wood Farm, una scelta che gli addetti ai lavori interpretano come una presa di distanza necessaria a tutelare l’istituzione.

La vita di Andrea, nel frattempo, è sottoposta a condizioni rigidissime, vere e proprie clausole di isolamento che limitano ogni sua libertà personale. Sembra che per lasciare la tenuta, l’ex duca necessiti di un permesso speciale e debba essere obbligatoriamente accompagnato; allo stesso modo, chiunque desideri fargli visita deve ottenere un’autorizzazione preventiva. Tra le misure imposte, e ritenute ormai improcrastinabili per non fornire ulteriori pretesti alla stampa e all’opinione pubblica, vi sarebbe anche il divieto di andare a cavallo, un’attività che Carlo avrebbe giudicato inappropriata e di cattivo gusto considerata l’inchiesta della polizia ancora in corso. La visita di Lord Benyon, in questo clima di sostanziale reclusione dorata, assume quindi i contorni di un evento di primaria importanza: l’unico contatto di alto livello, oltre al cappellano del re che aveva fatto una breve apparizione nei giorni precedenti, che Andrea ha avuto con il mondo che conta.

La complessa macchina per la rimozione e il fronte dei Commonwealth realms

Se l’ipotesi di una discussione sulla successione dovesse trovare conferma, ci si troverebbe di fronte a un passaggio delicatissimo, la cui attuazione pratica è tutt’altro che semplice. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, un eventuale decreto di esclusione di Andrea non potrebbe essere una decisione unilaterale di Carlo III. Per modificare l’ordine di successione, stabilito da secoli di tradizione e da precise normative, è necessario un atto del Parlamento di Westminster, un provvedimento legislativo che dovrebbe ottenere la maggioranza dei consensi. Ma non finisce qui: la complessità aumenta esponenzialmente se si considera la natura dell’unione personale che lega il Regno Unito ai cosiddetti Commonwealth realms. Si tratta di quindici nazioni, tra cui Australia, Canada e Nuova Zelanda, di cui re Carlo è formalmente il capo di Stato. Qualsiasi modifica alle regole di successione, per essere valida, deve essere recepita e approvata anche dai parlamenti di questi paesi, che hanno pari dignità giuridica con quello britannico in materia.

Un precedente esiste, ed è il Succession to the Crown Act del 2013, che ha abolito la preferenza maschile e permesso a chi sposa un cattolico di rimanere in linea. In quell’occasione, fu necessario un complesso negoziato con tutti i reami per armonizzare le rispettive legislazioni. Oggi, però, il clima è diverso. Il governo laburista di Keir Starmer ha già fatto sapere che valuterà l’introduzione di una legge in tal senso, ma solo a conclusione dell’inchiesta della polizia che vede Andrea indagato per cattiva condotta in un ufficio pubblico, in relazione al suo passato di inviato commerciale e ai sospetti legami con il finanziere Jeffrey Epstein. Una presa di posizione significativa è già arrivata dall’Australia, dove il primo ministro Anthony Albanese ha scritto una lettera al collega Starmer per confermare la sua disponibilità ad appoggiare qualsiasi proposta volta a rimuovere Mountbatten-Windsor dalla linea di successione, definendo le accuse "molto gravi" e assicurando che gli australiani le prendono seriamente. Un endorsement importante, che potrebbe fare da apripista per gli altri reami, ma che non semplifica certo un iter che si preannuncia lungo e irto di ostacoli costituzionali. Lord Benyon, in qualità di Lord Ciambellano, si trova dunque al centro di una ragnatela di questioni legali, dinastiche e politiche, chiamato a sondare il terreno con il diretto interessato in quello che potrebbe essere il preludio a un terremoto istituzionale.

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