La visita segreta del ciambellano a Wood Farm e il nodo della successione: per Andrea si apre uno scenario inedito
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Non è stato un semplice incontro di cortesia, né tantomeno una visita programmata, quella che ha visto protagonista Lord Richard Benyon, ciambellano della Casa Reale, recatosi alla residenza di Wood Farm, nella tenuta di Sandringham, per un colloquio con l’ex principe Andrea della durata di circa due ore. Un appuntamento, questo, tenuto riservato e reso noto solo successivamente, che ha immediatamente alimentato ipotesi e ricostruzioni circa il possibile oggetto del confronto; e se è pur vero che il contenuto di quanto discusso tra i due non è stato divulgato, la presenza di una figura del calibro di Benyon – il quale, dopo aver assunto l’incarico nel 2024 succedendo all’ex capo del Mi5 lord Parker di Minsmere, sovrintende a circa milleduecento dipendenti e funge da tramite tra il sovrano e la camera dei Lord – lascia supporre che si sia parlato di questioni istituzionali di primissimo piano, verosimilmente la posizione che Andrew Mountbatten-Windsor occupa ancora all’ottavo posto della linea di successione al trono. Una rimozione da tale linea, lo ricordiamo, non è un atto che la famiglia reale possa decidere in autonomia, richiedendo invece un provvedimento legislativo ad hoc da parte del Parlamento, il quale dovrebbe inoltre ottenere il consenso di tutti e quattordici i reami del Commonwealth di cui Carlo è formalmente capo di Stato.
A rendere ancora più complesso e delicato il quadro generale, peraltro, si inserisce la precaria condizione fisica ed emotiva del sovrano, il quale, dopo l’arresto del fratello minore avvenuto lo scorso mese proprio nel giorno del suo sessantaseiesimo compleanno, ha risentito in maniera significativa dello stress derivante dall’ennesimo scandalo giudiziario che coinvolge un membro della sua famiglia. Re Carlo, che non ha mai interrotto le terapie per il cancro che lo ha colpito, si è concesso una pausa dagli impegni pubblici ritirandosi proprio a Sandringham, sebbene fonti vicine a palazzo sottolineino come non vi sia stata, e non vi sia al momento alcuna intenzione di programmare, una visita al fratello che pure risiede a poca distanza, nel cottage di Wood Farm. Una distanza, quella tra i due, che appare incolmabile non solo dal punto di vista fisico, con il re che partecipa alle funzioni religiose nella chiesa di Santa Maria Maddalena senza mai avvicinarsi alla residenza dove Andrea sconta una sorta di confino volontario, ma anche e soprattutto sul piano personale e dinastico, tanto che a Buckingham Palace si sottolinea come un incontro tra i due, viste le indagini in corso condotte da magistrati che agiscono in nome della Corona, sarebbe del tutto inopportuno.
Le condizioni imposte all'ex duca e lo spettro di una legge ad personam
La vita che Andrea Mountbatten-Windsor conduce in questi giorni a Wood Farm, del resto, è segnata da restrizioni significative che ne limitano la libertà di movimento e le abitudini quotidiane, a testimonianza di come la situazione giudiziaria, con l’accusa di cattiva condotta in pubblico ufficio legata al suo passato ruolo di inviato commerciale e ai rapporti con Jeffrey Epstein, sia tutt’altro che archiviata. Stando a quanto riferito, all’ex duca di York sarebbe stato imposto il divieto di andare a cavallo, attività che gli era particolarmente cara, in quanto ritenuta inappropriata alla luce del procedimento in corso, e per lasciare la tenuta avrebbe bisogno di un permesso specifico, dovendo inoltre essere accompagnato; persino le visite di amici o conoscenti necessiterebbero di un’autorizzazione preventiva, a dimostrazione di un rigido controllo che la famiglia reale, con ogni probabilità su indicazione dei suoi legali e delle autorità, ha ritenuto opportuno adottare. E mentre il fratello Carlo, a poche ore dall’arresto dello scorso febbraio, aveva rilasciato una dichiarazione pubblica in cui affermava che "la legge deve fare il suo corso", offrendo al contempo la piena collaborazione della Corona alle indagini, oggi il governo guidato da Keir Starmer si trova nella condizione di dover valutare concretamente l’ipotesi di introdurre una norma specifica, una legge ad personam, per rimuovere Mountbatten-Windsor da quella linea di successione che, al momento, lo vede ancora incluso nonostante la privazione dei titoli reali e del predicato di Altezza Reale.
Il Commonwealth Day e le parole del Canada: un fronte comune oltremanica
Mentre a Londra, e più precisamente nell’atmosfera solenne dell’abbazia di Westminster, la famiglia reale si apprestava a celebrare il Commonwealth Day, giornata dedicata a rinsaldare i legami con le ex colonie britanniche, dall’altra sponda dell’Atlantico sono giunte parole che paiono allinearsi con la necessità di un deciso cambio di passo rispetto alla vicenda che coinvolge il principe caduto in disgrazia. Il primo ministro canadese, Mark Carney, nella sua dichiarazione ufficiale per la giornata del Commonwealth, ha infatti sottolineato l’importanza dell’unità e dei valori condivisi tra i cinquantaquei Stati membri, richiamando le parole pronunciate un anno fa da re Carlo durante la sua visita in Canada, quando il sovrano aveva avvertito che nessuna nazione può vivere isolata; sebbene il riferimento non sia esplicito, l’insistenza sui principi di democrazia, diritti umani e rettitudine morale, in un contesto in cui il Canada si era già espresso in passato a favore di una linea dura nei confronti di Andrea, rafforza la percezione di un fronte compatto, anche tra i regni del Commonwealth, nel sostenere l’ipotesi di una sua esclusione formale dalla successione. E non è un dettaglio da poco, questo, considerando che qualsiasi modifica all’ordine di successione necessita dell’approvazione di quei Paesi, come appunto il Canada, che riconoscono nel sovrano britannico il proprio capo di Stato; un via libera, il loro, che appare oggi meno scontato che in passato, alla luce delle pressioni internazionali e della necessità di mantenere un’immagine irreprensibile delle istituzioni monarchiche. L’amministrazione Starmer, dal canto suo, ha fatto sapere che valuterà l’introduzione del provvedimento legislativo non appena l’inchiesta della polizia della Thames Valley avrà concluso il suo corso, anche se la complessità costituzionale dell’operazione, come detto, richiederà un negoziato delicato e probabilmente non breve con i quattordici regni coinvolti.




