L’arresto di Andrew, la solitudine del re e l’ombra di un referendum sulla monarchia
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Redazione Esteri
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Il sessantaseiesimo compleanno di Andrew Mountbatten-Windsor, ottavo in linea di successione al trono e fratello minore di re Carlo, si è consumato lontano dagli sfarzi di corte e nel modo più umiliante che si potesse immaginare per un figlio di Elisabetta II, ovvero in una stanza della stazione di polizia di Aylsham, nel Norfolk, dopo un’operazione lampo che non ha precedenti nella storia moderna della royal family. L’arresto, avvenuto giovedì 19 febbraio nella sua attuale residenza di Wood Farm, all’interno della tenuta di Sandringham, non è stato un semplice atto dovuto, bensì un terremoto giudiziario e dinastico le cui scosse di assestamento, a distanza di ore, continuano a propagarsi tra le stanze di Buckingham Palace e quelle del Parlamento di Westminster, alimentando un dibattito che non si vedeva dai tempi dell’abdicazione di Edoardo VIII -4-7. Il sospetto, per il quale l’ex principe è stato trattenuto per oltre undici ore prima di essere rilasciato in regime di indagini, è quello di misconduct in public office, un reato che affonda le radici nelle sue funzioni di speciale rappresentante per il commercio estero, un ruolo che avrebbe abusivamente messo al servizio del finanziere e criminale sessuale Jeffrey Epstein, condiviso con lui, secondo le carte emerse dal Dipartimento di Giustizia americano, resoconti dettagliati di missioni ufficiali in Vietnam, Singapore e Hong Kong -1-9-10.
La macchina dello Stato, in questa fase, sembra aver ingranato una marcia inesorabile. Thames Valley Police, coadiuvata da agenti in borghese e da unità cinofile, ha letteralmente setacciato non solo l’appartamento temporaneo di Andrew a Sandringham, da cui un agente è stato visto uscire con un faldone di documenti, ma anche le stanze del Royal Lodge nel parco di Windsor, la dimora sontuosa da trentadue stanze che il duca aveva dovuto lasciare su pressione del fratello sovrano a causa dei costi di manutenzione e della sua posizione ormai insostenibile -1-10. Gli inquirenti, come confermato dal vicecapo della polizia Oliver Wright, stanno inoltre contattando tutti gli ex funzionari addetti alla protezione di Andrew, uomini e donne che hanno vissuto al suo fianco per anni e che ora si trovano nella scomoda posizione di dover riferire qualsiasi cosa abbiano visto o sentito, un appello drammatico che la stampa britannica ha ribattezzato senza mezzi termini come un invito a collaborare attivamente con la giustizia -1-3.
L’esilio dorato e il silenzio delle donne York
Mentre Andrew Mountbatten-Windsor, barricato nella sua nuova e più isolata dimora di Marsh Farm, cerca di fare i conti con la raccolta delle impronte digitali e dei campioni biologici a cui è stato sottoposto, il vuoto attorno a lui si fa sempre più assordante. Sarah Ferguson, la duchessa di York dalla quale è divorziato da oltre tre decenni ma con la quale ha sempre condiviso, per scelta o per necessità, la stessa residenza, risulta ufficialmente irreperibile. Secondo fonti raccolte da Hello! e da altre testate, Fergie si troverebbe all’estero, molto probabilmente negli Emirati Arabi, dopo aver trascorso alcuni giorni nelle Alpi francesi, e pare che stia cercando una nuova squadra di comunicazione che possa gestire l’impatto disastroso di questa nuova bufera mediatica -5. La sua assenza, peraltro, si inserisce in un quadro aziendale quantomeno nebuloso: sei società riconducibili alla duchessa, tra cui Fergie’s Farm e La Luna Investments, sono state messe in liquidazione, un dettaglio che, seppur non collegato formalmente all’inchiesta, aggiunge un ulteriore tassello al clima di disfacimento che avvolge il clan degli York -5.
Né dalle figlie, le principesse Beatrice ed Eugenie, arriva alcun segnale di sostegno pubblico o privato che possa mitigare la solitudine del padre. La prima, Beatrice, è barricata nella sua casa nei Cotswolds, lontana dai riflettori e lontana anche dal marito Edoardo Mapelli Mozzi, recentemente avvistato in Florida senza di lei; la seconda, Eugenie, trascorre la maggior parte del suo tempo in Portogallo, dove il resort e la lontananza fisica dalla Gran Bretagna offrono probabilmente un riparo più sicuro dalla tempesta che infuria a Londra -6. Fonti vicine alla famiglia riferiscono al Daily Mail che le due ragazze sono “distrutte”, in uno stato di profondo turbamento, ma la loro scelta di mantenere un silenzio assoluto e di non farsi vedere nei pressi del padre la dice lunga sulla gravità di una situazione che appare, oggettivamente, senza via d’uscita -6.
L’atto dovuto di Carlo e la pressione politica
Da Buckingham Palace, la macchina della comunicazione reale ha fatto sapere che re Carlo non era stato informato preventivamente dell’operazione di polizia, un’eccezione al protocollo che dimostra come le forze dell’ordine abbiano voluto agire con assoluta indipendenza, senza sconti per nessuno -6-8. Il sovrano, attraverso una nota scritta e misurata, ha espresso la sua “profonda preoccupazione” ma ha subito chiarito, quasi a voler mettere una pietra sopra qualsiasi possibilità di intervento dinastico, che “la legge deve seguire il suo corso” e che la famiglia reale non può e non deve fare altro che garantire la propria “piena cooperazione” con le autorità -2-8. Un messaggio, questo, che ha ricevuto il pieno appoggio del principe e della principessa di Galles, William e Kate, da sempre attenti a tenersi alla larga dalle ombre dello zio e consapevoli che qualsiasi tentativo di proteggere Andrew rischierebbe di travolgere l’intera istituzione monarchica -8.
La vera partita, però, sembra destinata a giocarsi sul terreno politico e parlamentare. Il fatto che un uomo indagato per aver divulgato segreti di Stato e legato a doppio filo a un noto trafficante di minori rimanga formalmente in linea di successione, seppur all’ottavo posto, è diventato un caso nazionale. Il primo ministro Keir Starmer, interpellato sulla vicenda, ha ribadito un principio cardine della democrazia britannica, ovvero che “nessuno è al di sopra della legge”, aprendo di fatto la strada a un intervento legislativo -4. Il Daily Mirror titola “Throne Out”, giocando sull’assonanza con l’uscita di scena, e rivela che il governo starebbe preparando un disegno di legge ad hoc per rimuovere Andrew dalla successione, un’ipotesi che avrebbe già raccolto il sostegno trasversale di vari leader politici, dal liberal-democratico Ed Davey al conservatore Andrew Bowie, passando per lo SNP, e che secondo un sondaggio YouGov sarebbe auspicata dall’82% dei cittadini -3-9. Se approvata, si tratterebbe della prima esclusione dalla linea di successione per via legislativa dai tempi di Edoardo VIII, un parallelo storico che, lungi dall’essere un semplice esercizio accademico, fotografa la profondità di una crisi che non è più solo giudiziaria, ma squisitamente istituzionale.




