Milano, maxirisarcimento e permessi di soggiorno per gli operai sfruttati nel cantiere del consolato Usa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un pacchetto complessivo da oltre 30 milioni di euro, permessi di soggiorno speciali e indennità di disoccupazione: si chiude sul piano economico e amministrativo la vicenda dei lavoratori impiegati nel cantiere per la costruzione del nuovo consolato degli Stati Uniti a Milano, in piazzale Accursio, finito al centro di un'inchiesta della Procura di Milano per sfruttamento della manodopera. La società americana Caddell Construction, divisione italiana sottoposta a controllo giudiziario da fine maggio, ha stanziato le somme per risarcire circa 300 operai.

La struttura dell'accordo

L'intesa, siglata il 24 settembre tra la Procura di Milano e il colosso con sede in Alabama, prevede il versamento di quasi 20 milioni di euro direttamente ai lavoratori. Nel dettaglio, 9,6 milioni di euro servono a coprire gli stipendi arretrati che avrebbero dovuto essere corrisposti, mentre 3 milioni vengono restituiti per le somme trattenute per vitto e alloggio in un residence. Altri 7 milioni di euro sono destinati al risarcimento dei danni morali. A queste cifre si aggiungono 7,2 milioni per sanare le pendenze con l'Inps e 4 milioni versati all'Ispettorato territoriale del lavoro.

La società ha precisato che il pagamento «non costituisce in alcun modo un'ammissione di responsabilità penale o civile o amministrativa».

Le tutele per i lavoratori stranieri

Sul fronte della protezione delle persone, le Questure di Milano e Pisa hanno rilasciato 238 permessi di soggiorno speciali, della durata di 12 mesi e rinnovabili, destinati ai lavoratori riconosciuti come vittime di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ai sensi dell'articolo 18-ter del Testo Unico Immigrazione. Si tratta in prevalenza di operai di nazionalità indiana, reclutati a Nuova Delhi da una società intermediaria turca. Sessanta lavoratori rimasti senza occupazione sono stati ammessi dall'Inps alla Naspi, l'indennità mensile di disoccupazione.

Le condizioni nel cantiere

L'inchiesta, coordinata dai pubblici ministeri Paolo Storari e Mauro Clerici con il supporto dei carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro, aveva ricostruito una situazione definita di «para-schiavismo». Secondo quanto emerso dalle indagini, i lavoratori percepivano paghe reali inferiori ai due euro all'ora, lavoravano fino a 60 ore settimanali e subivano trattenute sullo stipendio per l'alloggio e il vitto. Per ottenere l'assunzione, secondo la ricostruzione della Procura, era richiesto il pagamento di una somma di denaro, circa 500.000 rupie, corrispondenti a diverse migliaia di euro.

Le minacce di licenziamento e di rimpatrio venivano utilizzate come strumento di pressione.

Le dichiarazioni istituzionali

La ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, ha commentato l'operazione definendola «una delle più significative degli ultimi anni contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo» e «la dimostrazione concreta di uno Stato che non lascia soli i lavoratori più vulnerabili». La titolare del dicastero ha poi aggiunto che «ai 292 lavoratori indiani impiegati sono stati restituiti diritti, retribuzioni e contributi che erano stati loro sottratti».

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